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18 settembre 2018, Aggiornato alle 16,23
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Comitato No Grandi Navi, "Dov'ਠil governo del cambiamento?"

L'associazione scrive al ministro Toninelli chiedendo al governo una posizione chiara sulla gestione del traffico crocieristico a Venezia


Torna a farsi sentire l'associazione "No Grandi Navi-Laguna Bene Comune", che ha scritto al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, chiedendo chiarimenti dal governo su come gestire il traffico crocieristico nel porto di Venezia.

L'associazione, o il comitato, chiede di attuare il decreto Clini-Passera - sospeso da tre anni per vizio di forma e mancanza di un terminal alternativo - e di concludere definitivamente un progetto per una via d'acqua alternativa su cui far approdare, in un nuovo terminal, le navi da crociera (Venezia è il secondo porto crocieristico d'Italia). No Grandi Navi preferisce il progetto per il terminal battezzato 'Venice Cruise 2.0', ideato da Duferco e Dp Consulting e presentato circa tre anni fa, piuttosto che quello da realizzare a Marghera, pronto non prima del 2022 e approvato da un 'Comitatone' interministeriale tenutosi a novembre 2017 e presieduto dall'allora ministro dei Trasporti, Graziano Delrio.

Il 25 giugno c'è stato un incontro tra l'associazione, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alcuni ministri per parlare dell'«annosa questione del transito delle grandi navi da crociera nel bacino San Marco». Da allora però non c'è stata risposta, «un silenzio che diventa sempre più preoccupante, visti i ripensamenti dei ministri 5 stelle sulla questione TAV Torino-Lione e sul gasdotto TAP».

La gestione delle grandi navi a Venezia è problematica da tempo ed è diventata una questione nazionale a partire dal naufragio della Costa Concordia di gennaio 2012 vicino l'Isola del Giglio, a cui è seguito poche settimane dopo il decreto 'anti-inchini' firmato dall'allora ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e quello dell'Ambiente, Corrado Clini.

«Prendiamo atto che anche il governo del cambiamento si comporta su Venezia come quelli precedenti contraddicendo le promesse elettorali», conclude la missiva di No Grandi Navi.

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