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25 settembre 2020, Aggiornato alle 17,23
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Politiche marittime

Venezia, Clia Italia boccia Venice Cruise 2.0

L'associazione promuove i progetti che mantengono i passeggeri all'interno della Laguna


Un'investitura per quei progetti pensati per mantenere il turismo crocieristico all'interno del porto di Venezia, senza stazioni marittime alla Bocca di Lido. Il distaccamento italiano di Cruise lines international association (Clia), associazione di rappresentanza internazionale delle compagnie crocieristiche, boccia così la soluzione di Duferco e Dp Consulting, battezzata "Venice Cruise 2.0", per la realizzazione di un terminal subito fuori il Mose. Clia Italia privilegia i percorsi alternativi che mantengono l'attuale stazione marittima.
 
Nelle scorse settimane Clia ha incontrato i principali candidati alle prossime elezioni comunali veneziane. «Tra i progetti tuttora in esame – spiega Clia Italia - rimane l'interesse per il canale Contorta, per il canale Vittorio Emanuele come per altre soluzioni tecnicamente realizzabili e potenzialmente efficaci. Al contrario, non siamo disponibili a supportare il progetto Duferco De Piccoli, che presenta problematiche invalicabili dal punto di vista tecnico e logistico». 

Le criticità accennate da Clia si riferiscono probabilmente alla scomodità di un nuovo terminal fuori il porto, con il turismo che non arriverebbe in centro città. I costi sono invece tutto sommato simili ai progetti che mantengono l'attuale terminal.

I punti deboli di Venice Cruise 2.0
Secondo la Conferenza dei servizi i problemi sono tre: sicurezza, occupazione e costi. C'è un maggiore rischio di attentati terroristici e di naufragi vista la posizione al di fuori delle barriere del Mose. La possibile perdita di qualche migliaio di posti di lavoro a causa della previsione di gestire non più di cinque degli otto accosti oggi garantiti in Marittima. Infine ci saranno maggiori costi dovuti ai servizi, per esempio Dogana, Finanza e Polizia di Frontiera, che dovranno gestire sia il nuovo terminal che il vecchio, che potrà ospitare navi non superiori alle 90mila tonnellate. 

Gli altri progetti
In realtà è uno solo, quello sponsorizzato dall'Autorità portuale di Venezia e si basa sul mantenimento dell'attuale terminal crociere, che si trova in Laguna. L'opera, il cui progetto è stato inviato alla Commissione di VIA a marzo, consiste nella riqualificazione del canale Contorta Sant'Angelo che diventa così il percorso che porta le navi al terminal già esistente. Costa 147 milioni di euro (42 per l'escavo, 72 per il "recupero morfologico", 33 per i "sottoservizi"). Il secondo e il terzo hanno pochi appoggi istituzionali e pertanto poche speranze di essere preferiti.  
L'altro prevede una nuova stazione marittima (mentre il progetto dell'Authority no) a Marghera. Sia Venice Cruise 2.0 che quello del terminal a Marghera sono stati analizzati in due Conferenze dei servizi, il 14 novembre dell'anno scorso e il 12 febbraio di quest'anno, e sono risultati più complessi di quello di Contorta-Sant'Angelo. L'Autorità portuale di Venezia si mostra aperta nei loro confronti, sottolineando la sua «non contrarietà a studiare soluzioni diverse, dopo la realizzazione del terminale portuale d'altura (porto offshore) e nella consapevolezza che questo comporterà importanti investimenti e dovrà valutare gli effetti sullo sviluppo di porto Marghera in questa delicata fase di trasformazione». Per l'Authority qualunque progetto deve tenere conto del Piano regolatore portuale, «il cui iter è già stato avviato ma i cui tempi certamente non collimano con la richiesta di trovare una soluzione immediata ad una situazione definita emergenziale».