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14 novembre 2019, Aggiornato alle 17,31
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Politiche marittime

Tasse ai porti, Italia ed Europa iniziano a dialogare

Dopo i segnali di distensione della Conferenza delle autorità portuali italiane, anche la Commissione Ue vede avviarsi una negoziazione

Margrethe Vestager

a cura di Paolo Bosso

Segnali di distensione tra Italia ed Unione europea. Si comincia a negoziare su una questione che, in qualche modo, una via d'uscita dovrà trovarla. Stiamo parlando delle tasse ai porti italiani, ovvero del dossier aperto dalla Dg Competition della Commissione europea ad aprile 2018 – così come, in forme diverse, lo ha fatto verso altri Paesi membri – in cui si sostiene che lo Stato italiano deve tassare gli introiti delle autorità portuali sui canoni di concessione demaniale.

Cosa vuole l'Europa
«Abbiamo la percezione che il governo italiano si sia impegnato sul dossier ed è molto positivo che abbia avviato questo dialogo con noi», ha detto nei giorni scorsi la commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, a margine di un convegno sulla sostenibilità tenutosi a Bruxelles e organizzato dal Comitato economico e sociale europeo e dal Comitato europeo delle Regioni. Risolvere la questione tasse per tutti porti euroepei «è una questione prioritaria – ha proseguito Verager - perché i porti europei sono in competizione fra di loro. Una parte della loro attività riguarda il lavoro delle autorità portuali, ma molto spesso c'è anche un lato economico. E su questo stiamo lavorando con diversi Stati membri per essere sicuri che le due attività siano separate e che quindi non si competa nel modo sbagliato».

Cosa pensa l'Italia
Alla decisione della Commissione Ue – confermata a gennaio di quest'anno e che potrebbe portare nel tempo anche a una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia - in un primo momento il cluster marittimo italiano ha risposto compatto e polemico, chiamando in causa la sovranità nazionale, ovvero che la natura giuridica delle autorità portuali non può esser messa in discussione dalla Commissione europea (che invece è proprio quello che può fare, per lo meno indirettamente attraverso il meccanismo degli aiuti di Stato) e che la richiesta di Bruxelles non è legittima, che è proprio quello che può fare, direttamente, perché vige il principio della "preferenza comunitaria" per cui il diritto dell'Unione europea prevale sul diritto degli Stati membri. Il governo – quando era guidato dalla coalizione Lega-M5S – si è detto aperto alla possibilità di trasformare i porti in una spa pubblica come, per esempio, è stato fatto con le Ferrovie dello Stato. Anche il governo M5S-PD segue la stessa strada, con la Conferenza delle autorità di sistema portuale che la settimana scorsa ha stabilito, nella prima riunione presieduta da Paola De Micheli, la linea della negoziazione "morbida".

Per come sono strutturati i porti italiani – gestiti da un ente pubblico non economico con dipendenti sottoposti al regime d'impego privato - la richiesta di Bruxelles in effetti è bizzarra perché, come ha riassunto qualcuno, sarebbe come se il papà tassasse la paghetta del figlio. Dall'altro lato, però, i porti italiani hanno una natura giuridica ambigua che sembra fatta apposta per considerarli privati o pubblici a seconda della convenzienza per lo Stato. Fanno profitto sui canoni demaniali ma sono un ente gestore del demanio pubblico; i presidenti ricevono l'incarico dal ministero dei Trasporti ma hanno un contratto con regime d'impiego privato, inoltre non si limitano a gestire i porti ma anche ad investire, attirare imprenditori privati, merci, con la finalità di aumentare gli introiti delle ente pubblico che governano. I porti italiani possono essere visti come un ente privato, se si guarda a come lavorano e come sono pagati i dipendenti, e nello stesso tempo come un ente pubblico, se si guarda alla funzione regolativa e gestionale dell'ente. A volte questa ambiguità scoppia tra le mani, per esempio quando c'è da bloccare l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici, con il ministero dell'Economia che va puntualmente in conflitto con quello dei Trasporti.