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21 novembre 2019, Aggiornato alle 13,59
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Contship lascia Cagliari. A rischio 200 posti di lavoro

Inizia una stagione di crisi per il terminal di trasbordo. Zona franca e rimozione dei vincoli paesaggistici per ripartire

I lavoratori del Cagliari International Container Terminal (Contship)

Dopo sedici anni, Contship Italia dice addio al porto di Cagliari. Il consiglio di amministrazione del Container International Container Terminal (Cict), gestito dal gruppo italiano dal 2003, anno di inaugurazione, ha aperto la procedura legale per il disimpegno della società. A rischio oltre 200 posti di lavoro, sui quali pende il licenziamento collettivo proposto a inizio mese dal cda.

Si chiede quanto prima, sia dai sindacati che dalla Regione Sardegna, l'avvio di un tavolo per gestire la vertenza. «Lo abbiamo già chiesto», fa sapere William Zonca, segretario generale di Uiltrasporti Sardegna. «Dobbiamo aprire un confronto con la presidenza del Consiglio, coi ministeri. Siamo convinti che l'attività di transhipment sia fondamentale per lo sviluppo del porto di Cagliari», afferma Christian Solinas, governatore dell'isola, che auspica «che la Cict riveda le sue scelte».

Senza più Contship ed Hapag Lloyd (l'armatore tedesco ha sospeso i servizi ad aprile) il porto canale di Cagliari potrebbe ripartire con una serie di iniziative ventilate negli ultimi tavoli: una possibile zona economica speciale, una zona franca e la rimozione di alcuni vincoli paesaggistici, secondo gli operatori un freno allo sviluppo perché impedisce la realizzazione di nuove opere. Recentemente il terminalista Grendi si è offerto di realizzare un nuovo hub da 100 occupati. I sindacati chiedono l'istituzione di un'agenzia del lavoro portuale. Per il porto di trasbordo cagliaritano inizia una stagione di crisi.

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