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Porto di Napoli
16 novembre 2018, Aggiornato alle 11,30
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Tasse e porti, FederMare: "Gravi conseguenze da Bruxelles"

Il commercio manifatturiero e turistico del Paese sarebbe quello più colpito, secondo il cluster marittimo


L'Italia è un paese manifatturiero che importa ed esporta via mare, un rincaro dei costi portuali avrebbe «gravi conseguenze» se l'indagine della Dg Competition dovesse trasformarsi in procedura d'infrazione. Ne è convinta la Federazione del mare, parlando di una deriva che andrebbe «nel senso opposto al recupero di competitività. L'Italia è un grande paese manifatturiero con poche materie prime, un'economia di trasformazione che si approvvigiona per lo più via mare dall'estero e i cui prodotti vengono esportati spesso oltremare».

La terra di mezzo delle autorità portuali italiane


L'Italia importa oggi per mare 200 milioni di tonnellate merce e ne esporta 70 milioni (Eurostat 2016). A ciò si aggiunge il trasporto marittimo interno di merci, intorno alle 95 milioni di tonnellate. Complessivamente, per i porti italiani passano annualmente 480 milioni di tonnellate merce: di queste, 180 milioni di merci liquide, 70 milioni di tonnellate di rinfuse solide, 220 milioni di merci varie (di cui, 95 milioni di tonnellate su rotabili e 120 milioni in container). «In questa enorme quantità di merci che si sposta attraverso il sistema marittimo e i porti – continua la nota della Federazione -, ci sono parte delle fonti energetiche fossili, come greggio e gas, e poi merci che interessano direttamente la nostra produzione manifatturiera: prodotti petroliferi raffinati, manufatti in metallo, prodotti agricoli e alimentari, minerali, prodotti chimici e articoli in plastica e gomma, materiali edili, legno e carta, prodotti a elevato valore aggiunto come apparecchiature e macchinari, mezzi di trasporto, mobili». Passando al turismo, oggi i movimenti dei passeggeri nei nostri porti superano i 45 milioni, di cui 11 milioni di crocieristi. «Anche questo traffico di persone transita attraverso i nostri porti e i concessionari che vi operano».

In questo contesto, «aumenti nei costi portuali avrebbero conseguenze del tutto negative sull'andamento dei prezzi e sulla crescita. Per questo, il cluster marittimo chiede al governo un'attenta valutazione politica della questione e una reazione adeguata».