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24 settembre 2020, Aggiornato alle 20,12
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Politiche marittime

Riforma dei porti, 45 giorni per i presidenti?

Entro questa settimana si dovrebbe riunire il CdM. Se passa il decreto la nomina dei presidenti delle autorità di sistema richiederà un mese e mezzo. Un riassunto


Dopo esser passata nel giro di ventiquattr'ore al Senato e alla Camera, la riforma dei porti italiani, che prevede l'accorpamento delle autorità portuali in "autorità di sistema", dovrebbe approdare in settimana al Consiglio dei ministri per la trasformazione in decreto come emendamento alla "legge Madia" (124/2015) sulla Pubblica amministrazione.

I tempi
Se il CdM si riunirà e approverà come previsto il tutto entro questa settimana, si calcola che saranno 45 i giorni necessari per la nomina dei presidenti delle autorità di sistema, e con essa la fine dei commissariamenti della maggioranza delle autorità portuali. Un mese è mezzo è il tempo che ci vuole per permettere a ministeri dei Trasporti e Regioni di competenza di mettersi d'accordo. 
La nomina del "Comitato di gestione", dove confuiscono le rappresentanze istituzionali e che sostituisce il Comitato portuale dove le rappresentanze erano "miste" pubblico-private, avverrà nello stesso periodo con l'indicazione degli enti locali. Per quanto riguarda invece il "Tavolo di partenariato", quello dove sono rappresentati i privati "orfani" del Comitato portuale, ci vorrà qualche settimana in più, entro l'autunno dicono voci ministeriali, il tempo per emanare un regolamento dedicato.

La riforma, in breve
È stato approvato dal Consiglio dei ministri, come bozza, a gennaio. Fondamentalmente, accorpa e razionalizza gli uffici delle autorità portuali. Queste verranno assorbite in un'"autorità di sistema" che in alcune zone coincide con una gestione regionale. Sono in tutto quindici. I punti deboli di questo schema di decreto ministeriale sono stati elencati in più occasioni dal Consiglio di Stato. A maggio con tre appunti sull'organizzazione delle rappresentanze pubblico-private, divise ora rispettivamente tra un "Comitato di gestione" e un "Tavolo di partenariato" della risorsa mare; sulla moltiplicazione eccessiva degli uffici territoriali e sulla proroga di tre anni per le autorità portuali che vogliono restare autonome. A giugno, infine, è intervenuta sulla gestione delle concessioni demaniali chiedendone semplicemente la gestione a norma di legge (l'articolo 8 della legge 84/94), quando nella maggior parte dei casi risultano poco trasparenti e blindate nei rinnovi.