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25 gennaio 2021, Aggiornato alle 18,57
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Politiche marittime

Concessioni portuali, il Consiglio di Stato chiede trasparenza

L'organo costituzionale chiede al governo affidamenti concorrenziali, bandi gara, e canoni minimi fissati, così come già stabilito dalla legge 84/94 che il ministero dei Trasporti si appresta a riformare


a cura di Paolo Bosso 
 
Chiari nella durata, nei canoni e nell'assegnazione. Le concessioni demaniali nei porti vanno gestite così dalle autorità portuali. Ora che la riforma della legge 84/94 verrà decretata dal ministero dei Trasporti bisogna applicare una volta per tutte l'articolo 18, quello che regolamenta le concessioni da più di vent'anni ma che non è mai stato applicato interamente. Lo chiede il Consiglio di Stato al governo, con una sentenza consultiva depositata il 27 giugno, in cui si chiede di dare «piena e incondizionata attuazione all'art. 18, in modo da assicurare la più piena trasparenza, non discriminazione e concorrenza» nella concessione di beni demaniali.

Le «criticità» evidenziate dall'organo costituzionale sono tre:
 
• la necessità di rendere trasparenti le procedure pubbliche di rinnovo e assegnazione delle concessioni
• la mancata fissazione di livelli minimi dei canoni dovuti dai concessionari
• la mancata individuazione di criteri per la durata delle concessioni

Il Consiglio di Stato chiede che la durata delle concessioni nei porti sia stabilita chiaramente, già prima di affidarle; che sia fissato il costo minimo del canone demaniale e che, infine, una volta scaduta la concessione, sia rinnovata dando la possibilità ad altre imprese di concorrere pariteticamente, senza che la gestione di una banchina o più in generale di uno spazio portuale sia appannaggio di un'impresa come una dinastia per un terreno. È un punto che il Consiglio di Stato sottolinea chiaramente: è inaccettabile «che la procedura di assegnazione della concessione dell'area o della singola banchina muova esclusivamente dall'istanza dell'interessato, senza un atto di programmazione a monte che sfoci poi in un bando ed in una, seppur peculiare, procedura di gara ad evidenza pubblica». Continuando ad affidare le concessioni in questo modo, senza applicare le misure stabilite da più di vent'anni dalla legge 84/94, si concede ai soggetti concorrenti «solo la possibilità di opporsi in un breve termine, secondo uno schema inappropriato alle esigenze di concorrenza e di trasparenza», afferma il Consiglio di Stato. Da qui la richiesta dell'organo costituzionale di adottare procedure competitive per l'affidamento e il rinnovo delle concessioni, «in sintonia con il decreto che riforma anche la governance portuale», quello prefigurato nell'articolo 8 della legge "Madia" 124/2015.