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19 aprile 2019, Aggiornato alle 16,31
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Porto di Napoli, Squillante si dimette, anzi no

Il segretario generale ha deciso di rimanere al suo posto "per il bene dello scalo partenopeo". La Consulta degli operatori: ora un nuovo segretario, anche all'esterno dell'Autorità

Il Comitato Portuale di Napoli respinge le dimissioni di Emilio Squillante. Riunitisi mercoledì per approvare il bilancio consuntivo del 2014 e il bilancio preventivo per il 2015, i membri dell'organismo portuale hanno anche discusso sulle dimissioni del segretario generale, presentate il 3 dicembre, convenendo a larga maggioranza sulla necessità di respingerle ed invitare Squillante a tornare sulle sue decisioni. In serata è giunta la risposta dell'interessato che ha comunicato di voler rimanere al suo posto "per il bene dello scalo partenopeo". Sulla decisione pesa, positivamente, l'atteggiamento degli stessi dipendenti dell'Autorità portuale che, in un documento, avevano espresso solidarietà (83 dipendenti su 90) a Squillante. A seguito della riunione, molti partecipanti hanno abbandonato i lavori non consentendo di approvare i bilanci per mancanza di numero legale. Con ogni probabilità, entro fine anno, sarà tenuta una nuova riunione del Comitato sui temi all'ordine del giorno.
Nel condividere la richiesta di ritiro delle dimissioni di Squillante, la Consulta degli operatori portuali (Accsea, Ancdem, Assoagenti, Assologistica, Assospena, Confitarma, Consiglio Nazionale e Territoriale degli Spedizionieri Doganali) sottolinea la necessità che, quanto prima, sia avviata la procedura finalizzata a scegliere un nuovo segretario, «anche all'esterno dell'Autorità».

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Editoriale

Il dictator nella Repubblica Romana e il commissario nell'Impero Prussiano erano figure fondamentali che traghettavano per un massimo di sei mesi (nel caso di Roma) governo e costituzione salvando lo Stato da pericoli esterni o interni, o cavandoli da impacci di natura economico o politica. Oggi il porto di Napoli ha raggiunto i 636 giorni di commissariamento (un anno e nove mesi, tre commissari: DassattiAngrisanoKarrer). Fra tre mesi (15 marzo 2015) l'Autorità portuale potrà orgogliosamente soffiare le candeline su due anni senza presidente. Propongo perciò di eliminare il termine "straordinario" dalla carica di commissario visto l'evidente superamento dei limiti temporali di un mandato straordinario. Siamo ormai andati talmente oltre lo "straordinario" da essere ritornati all'ordinario: l'ordinarietà di un porto commissariato.

Una normalità fatta di canoni demaniali vecchi di anni ancora non riscossi, conflitti di interesse interni al Comitato (fatto che caratterizza però la natura stessa del Comitato portuale), un piano regolatore fermo al 1958 che ogni tanto viene presentato al Consiglio dei Lavori Pubblici per essere rimandato al mittente, ultimi veri dragaggi fatti nel dopoguerra e mai più neanche banditi in gara (anche questo, c'è da dire, è un problema nazionale). Infine un segretario che si dimette, anzi no, poi non si dimette più, forse sì, sentiamo la Regione che ha da dire, anzi no sentiamo il ministero dei Trasporti.

 

Eccola qui la normalità del porto di Napoli. Auguri. 

 

Paolo Bosso