|
Porto di Napoli
15 gennaio 2019, Aggiornato alle 17,10
intersped

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

Armatori

Napoli, il waterfront del Beverello divide pubblico e privato

In ballo la riqualificazione della parte bassa di piazza Municipio. L'Adsp vuole portare avanti un progetto pubblico tra lo scetticismo degli armatori


di Paolo Bosso

Ci volevano il ripristino della governabilità del porto di Napoli, il ritorno del presidente, coincidente alla riforma del sistema di governance nazionale - che ora ribattezza l'authority "Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale" (Adsp) -, per tornare a parlare di waterfront, del luogo nel quale far vivere alla comunità un pezzo di porto, che nel capoluogo campano, in centro, ancora non c'è. Si tratta, al netto dei progetti fattibili, del ripristino della vivibilità della parte bassa di piazza Municipio fino al Beverello, scavalcando, da sopra e da sotto, la satura arteria stradale di via Acton/Colombo. «In realtà il waterfront vero e proprio di Napoli va dal molo San Vincenzo a porta di Massa ma attualmente è una zona troppo ampia per intervenire», spiega Pietro Spirito, presidente della nuova Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale (che governa da dicembre dell'anno scorso i porti di Napoli, Salerno, in proroga fino a dicembre, e Castellammare di Stabia). Un fronte mare che richiederebbe non solo tanti soldi per riorganizzare gli spazi, ristrutturare palazzi e piazzali, ma anche una formidabile coordinazione tra pubblico e privati, impensabile in questo momento.

La polemica pubblico-privata
In questi tre mesi Spirito, oltre ad aver approvato il Piano triennale dei porti campani, non ha lesinato in più occasioni attacchi, indiretti alla persona (giuridica o meno) ma espliciti nel concetto, verso una parte dell'imprenditoria portuale napoletana, colpevole di aver bloccato, se non fatto naufragare, i progetti di riqualificazione di questa zona nel cuore della città. Una vecchia storia che risale al 2003 con l'arrivo di Nausicaa, la in house della vecchia autorità portuale incaricata di progettare e realizzare l'ampio waterfront San Vincenzo-Porta di Massa, e terminata nel 2014, dopo il fallimento di Nausicaa nel 2011, con il veto degli armatori degli aliscafi all'ultimo progetto urbanistico rimasto, quello per la riqualificazione del Beverello. La verità, secondo Spirito, intervenuto venerdì scorso a un convegno organizzato dai Propeller Club di Napoli e Trieste sui rispettivi waterfront, è che «una nuova organizzazione degli spazi del Beverello metterebbe in crisi l'oligopolio imprenditoriale dei servizi. Con un nuovo waterfront le concessioni andrebbero a gara». Una "lobby" che nel vecchio Comitato portuale «ha sempre bloccato iniziative del genere. Solo negli ultimi mesi è iniziato un riconoscimento dei progetti urbanistici», spiega Rosario Pavia, ordinario di urbanistica all'Università di Pescara, uno dei membri rimasti del gruppo originario dell'architetto Michel Euvé, vincitore del bando Nausicaa, unico rimasto a sponsorizzare il progetto di riqualificazione del Beverello, che gode già delle integrazioni del Consiglio Superiore del Lavori Pubblici e dell'ok della Sovrintendenza e del Comune. «Tra qualche settimana ci sarà la riunione della Conferenza dei servizi per approvare il progetto», rassicura Spirito. Speriamo tempi brevi stavolta, visto che la prima riunione della Conferenza sull'argomento c'è già stata il 20 giugno.

Il progetto del Beverello
In termini architettonici è basato sulle filtering lines: una galleria ipogea scavalca il caos di via Marina e sfocia, a mare, su una nuova biglietteria degli aliscafi e, verso l'interno, nella stazione della metro "porto" in costruzione. In mezzo gallerie commerciali, servizi, spazi all'aperto e, si spera, attività culturali. Uno spazio senza barriere, un corridoio pedonale che dal molo Beverello porta a Palazzo San Giacomo. 

Ma accusare i soli privati del ritardo decennale nella realizzazione di un'opera costosa ma non irrealizzabile è troppo facile, piuttosto sono stati anche i quasi quattro anni di commissariamento, l'assenza proprio dell'autorità portuale, dello Stato, ad aver rafforzato i veti degli interessi privati. «Il progetto Nausicaa non piace agli armatori, cioè non piace agli addetti ai lavori che sul Beverello operano da settant'anni», commenta sulle pagine del Mattino Raffaele Aiello, presidente Fedarlinea e rappresentante degli armatori nel Tavolo di partenariato dell'Adsp, rispondendo alle critiche di Spirito. «Abbiamo proposto, proprio in assenza dello Stato di cui parla Spirito, una soluzione progettuale per una durata di concessione di quindici anni investendo con fondi privati ben 10 milioni di euro», invece Spirito «vuole realizzare le strutture di accoglienza al Beverello con soldi pubblici rinunciando ai finanziamenti privati». Un progetto a cui gli armatori non si oppongono, conclude Aiello, «resteremo a guardare dove e quando Spirito troverà i finanziamenti e come gestirà il transitorio».

Discorso a parte per i Magazzini Generali, zona subito successiva, verso Levante, quella che insieme al Beverello compone il waterfront completo. Recentemente un Comitato di imprenditori portuali ha lanciato una proposta di riqualificazione a cui l'Adsp ha risposto con la disponibilità a metterla in gara. Per ora c'è solo un progetto di ristrutturazione. Ci sarebbe spazio, come proposto da più parti, per un museo del mare e dell'emigrazione, un centro universitario gestito dalla Parthenope (ex Navale), un infopoint per turisti, fino a un centro di eccellenza dell'armamento campano, come suggerito da Spirito, «qualcosa che coinvolga, per citare due pesi massimi, Grimaldi e Aponte».