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22 settembre 2020, Aggiornato alle 17,51
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Cultura

Migranti di ieri e di oggi

Carla Mangini ( DL News ) ripropone uno scritto di Seneca sulla condizione degli esuli, cambiata poco nel corso dei millenni


Le note di Carla Mangini - DL News

Lucio Anneo Seneca "consolatio ad helviam" 2 dai cap. VII - VIII

Migranti

"La necessità di cambiamenti e la spinta insita nella natura umana hanno portato gli uomini verso terre sconosciute, per vie impervie, alcuni  con tutta la famiglia, compresi i vecchi; altri hanno occupato la sede più vicina, non quella eletta, angosciati, dopo avere sbagliato l'itinerario; alcuni hanno usato le armi per accampare diritti su una terra altrui; altri, alla ricerca di nuove terre, sono stati inghiottiti dal mare; alcuni  hanno dovuto fermarsi forzatamente in un luogo, perché erano rimasti privi di ogni provvista; altri erano fuggiti da cataclismi, da epidemie, da terremoti o anche da terreni poco fecondi al fine di raggiungere terre conosciute come più produttive.

Scampati alla barbarie dei nemici, perso ogni bene, taluni hanno preso possesso dei beni altrui; altri, a causa di faide interne, sono stati banditi dalla loro città, mentre altri avevano dovuto lasciare la loro perché la popolazione era troppo numerosa. L'Impero Romano non ha forse il suo fondatore in un profugo, (Enea*), in fuga dalla sua città, sbarcato su un lido lontano, in Italia? E il popolo romano quante colonie ha fondato? Sempre si sono trovati cittadini romani anche in età avanzata, pronti a rinunciare alla madre patria per andare  a stabilirvisi.

I Romani abitano ovunque hanno conseguito una vittoria. Non troverai una terra ancora abitata dai suoi nativi: tutte le popolazioni sono miste, e composte da razze diverse, con culture spesso non accettate vicendevolmente, succedute l'una all'altra. Si scacciano genti dal luogo da dove si erano cacciati altri. Il destino è così: é che nessuno possa considerarsi stabile. Percorriamo tutte le terre senza ripensamenti, nessuno è esule in questo nostro mondo perché da ogni luogo si può scorgere il cielo ad una distanza uguale per tutti..."

P.S.* Se volete incontrare Enea a Genova basta che vi rechiate a piazza Bandiera, a pochi passi da piazza della Nunziata. C'è un barchile con una statua in marmo che lo rappresenta  in un momento della sua lunga, travagliata fuga da Troia in fiamme. Ha con sé il figlioletto Ascanio e, sulle spalle, il vecchio padre Anchise. Oggi può essere l'icona del migrante. La statua fa parte di un antico barchile del Baratta (1720) che è li dal 1873 dopo essere stato sistemato in siti diversi. Un peregrinare che, per certi versi, richiama quello dell'eroe troiano...