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Cultura - Personaggi

Chi era il personaggio Colombo

Analisi storica e umana del professor Silvestro Sannino all'indomani delle consuete celebrazioni del 12 ottobre a Genova

Il monumento dedicato a Cristoforo Colombo nel centro di Barcellona (Ph: Attrazionibarcellona.it)

di Silvestro Sannino - DL Notizie n° 30 Logbook 2025

Ma chi è Cristoforo Colombo? Chiede il bambino curioso. Ed una bronzea voce sonora risponde. "Cristoforo Colombo è il protagonista della più grande scoperta geografica di ogni tempo". E qui non sarebbe necessario aggiungere altro per individuare, per definire, sul piano storico, il personaggio Colombo. Ma il bambino rimane deluso; per cui continua la voce dal tono severo. Egli e' l'uomo che il 12 ottobre del 1492, in navigazione verso ponente, al comando di una flottiglia composta da una nave e due caravelle," inciampa" in un'isola (Guanahani) di un vasto, immenso continente occulto, sconosciuto, che viene così rivelato in modo chiaro e definitivo alla "civiltà europea". Fu fortuna o volere della Provvidenza? Al colto e all'inclita gente decidere.

Per essere il protagonista di un evento unico, senza eguali, eccelso, Colombo occupa un posto nella storia di grande rilievo, di primo ordine, secondo la consolidata concezione ed i valori propri della nostra civiltà greco-romana-cristiana; e questo a prescindere dalle ragioni e dalle circostanze che furono alla base della grande, sensazionale, irripetibile impresa. La sua opera è frutto di una felice idea, semplice, geniale, forse istintiva. Noi riteniamo, tra le tante dicerie, spesso strampalate e inverosimili, fiorite in ogni tempo, che la scintilla, la fiamma di navigare a ponente verso l'India, sia scoccata nell'ambiente familiare dei Perestrello, moglie e suoceri del fantasioso lanaiolo genovese; sul piano psicologico, umano, è naturale che un giovane di umili origini voglia riscattarsi sul piano esistenziale, meritare, conquistare un ruolo nobile, una posizione blasonata al cospetto di una famiglia nobile seppur in parte decaduta.

Ed in quella famiglia l'argomento navigare, di trovare rotte per i mari orientali, per le isole delle più pregiate spezierie era di quotidiana attualità, sulla base delle indicazioni degli antichi autori a cominciare da Aristotele, a Seneca, Tolomeo ed altri, suffragate dalle recenti scoperte dei portoghesi. Tuttavia la sua idea, la sua convinzione trascende i limiti del razionale e fu perseguita, preparata e realizzata con assoluta convinzione, con fede e tenacia incrollabili, con un'ostinazione quasi ossessiva, alle frontiere delle potenzialità umane.Ma egli è anche uomo di azione e, come accade per tutti gli uomini di azione, i suoi meriti, il valore del suo contributo dato al progresso dell'umanità, alla "mankind", dipendono da fattori e giudizi di varia natura, in parte soggettivi e/o condizionati da influenze culturali, ideologiche, che variano nel tempo e nei luoghi. Intanto Egli, pur essendo un autodidatta, ha costretto, per oltre cinque secoli, persone anche di alto intelletto, a discutere di problemi fondamentali dello scibile che spaziavano dalla filosofia alla cosmografia alla geografia alla religione.

Cristoforo Colombo è un personaggio complesso, sfuggente, dagli aspetti culturali e dai tratti psicologici controversi: ora profondo e misterioso, geniale nelle intuizioni, tenace nelle iniziative e coraggioso nelle azioni; altre volte strano, imprevedibile, incoerente, indecifrabile ed enigmatico ma sempre dal fascino intenso e coinvolgente. E la firma con cui siglava le sue carte a partire dal 1494 denota già un tratto di profondo, arcano mistero. La sua vita ha conosciuto fasi alterne di grande esaltazione e di profonda depressione sul piano emotivo ed esistenziale. Onori ed oneri, felicità e tristezza, gioie e dolori, euforia e delusioni, riconoscimenti e ingratitudini sono stati una costante della sua intensa esistenza. Ed anche dopo la morte i giudizi storici e le considerazioni morali su Colombo hanno conosciuto un'alterna fortuna oscillando tra lodi e ammirazione senza limiti e critiche aspre, impietose, talvolta troppo severe. Quando morì, nel 1506 in Valladolid, in virtù dei privilegi concessi dai Re Cattolici nel contratto di incarico (le Capitolazioni) era ricco ma trascurato e quasi dimenticato anche da alcune personalità, come Pietro Martire d'Anghiera, che gli erano state vicino in precedenza.

La sua opera è stata considerata voluta e ispirata dalla Provvidenza, una missione divina e per questo egli fu proposto degno di essere innalzato alla gloria degli altari, ai tempi di papa Pio IX; ma è stato anche ritenuto avido, ingrato, vanitoso, egoista, crudele e responsabile del genocidio del mite popolo indigeno dei Taino. Una sterminata pubblicistica letteraria ha indagato l'uomo Colombo, le sue origini e la sua vita, alimentando un mito ed una leggenda che non sempre si distinguono dalla realtà, talora incerta, nebulosa e lacunosa. In una produzione davvero impressionante non sono mancati studi seri e profondi che tuttavia non sono riusciti a far superare un clima complessivo di dubbi, di incertezze, talvolta di sterile faziosità o di acceso campanilismo che non aiuta a far emergere le giuste dimensioni, congrue e convincenti, del personaggio Colombo e la reale portata storica della sua opera. La storiografia prevalente ritiene Colombo un grande esploratore e capitano di mare ma privo di esperienza e di tempra di un governatore coloniale; un significativo giudizio lo ha formulato S.E.Morison "Lo scopritore del continente americano non è stato un buon amministratore ma è stato un grande navigatore, il più grande della sua epoca".

Però lo storico americano deve poi precisare che lo scopritore fu abile nella "navigazione stimata", malgrado riconosca che Colombo valutava i cammini con un errore in eccesso di circa il 10%, ma aveva poca perizia con gli astri. A parte alcune perplessità di metodo e di merito sul piano tecnico e nautico una tale valutazione non viene però condivisa da una corrente di pensiero che ritiene ingiusta e quindi improponibile una valutazione di Colombo su livelli di perizia superiori ad altri intrepidi e meritevoli navigatori del glorioso periodo delle grandi scoperte geografiche e questo ha generato ed alimenta discussioni e polemiche, spesso oziose e senza fine.

E tuttavia l'indagine sul Colombo navigatore, sulla sua opera nautica non era stata affrontata in modo adeguato, sistematico, completo e/o appropriato, specie da quegli autori, e non sono poi molti, che sembravano avere i necessari requisiti per trattare questo aspetto delicato e insidioso che non è proprio secondario o di scarsa importanza nell'economia generale della tematica colombiana. L'estensore di questa nota è stato, con L'Arte Nautica di Cristoforo Colombo, l'unico a indagare in modo organico e completo sulla delicata tematica navigatoria. L'assunto, l'assioma "Colombo ha fatto una grande scoperta e quindi è un grande navigatore" che ha guidato, che ha condizionato un po' gli studiosi entusiasti, apologeti del genovese può indurre in inganno; e poiché nella sua attività navigatoria emergono non pochi errori nautici, e taluni anche di notevole consistenza, che non hanno trovato spiegazioni plausibili, convincenti, permane nella dialettica colombiana un'area di diffusa incertezza, superata in gran parte dal saggio appena citato sopra.

Fino a metà del XIX secolo l'immagine tradizionale di Cristoforo Colombo era quella di un "eroe" completo, perfetto: era l'uomo di profonda sapienza e di grande esperienza, incompreso e deriso dalla limitata scienza dell'epoca; era l'uomo che affrontava con decisione e coraggio il mare ignoto e sconfinato, con i mostri, le terribili tempeste e le insidie di ogni genere; era l'uomo che doveva tenere a bada una ciurma ignorante, invidiosa e pericolosa; era l'uomo che per missione divina doveva convertire alla fede cristiana gli indigeni delle nuove terre scoperte; e così via.

Quando alcuni studiosi più attenti, liberi da condizionamenti e da suggestioni come era Henry Harrisse, esaminando bene vecchi e nuovi documenti e nuovi elementi di riscontro con validi criteri storiografici e filologici, fecero notare talune incoerenze delle fonti storiche e della figura tradizionale dello scopritore divamparono infinite, aspre polemiche e si crearono delle autentiche fazioni tra i fautori della linea tradizionale ed i "critici" di Colombo.

Forse il sintetico giudizio di Victor Hugo "La gloria di Colombo non consiste nell'essere arrivato ma nell'aver salpato l'ancora" può aiutare a  inquadrare la questione colombiana, ed in particolare la tematica cosmografica e nautica, in una dimensione più corretta, più nobile. E tuttavia la più diffusa produzione letteraria relativa al Colombo navigatore continua a proporre interpretazioni distorte e fuorvianti del Colombo navigatore e della sua "seamanship".

Intanto si fa presente che la data 12 ottobre 1492 dell'approdo all'isola di Guanahani espressa nel calendario giuliano corrisponde al 23 ottobre nel nostro calendario gregoriano. Inoltre il grande continente americano fu rilevato appena otto anni dopo, nel 1500, dal portoghese Pedro Alvares Cabral il quale mentre era in navigazione per l'India scoprì l'attuale Brasile; e di tale continente si aveva già un'idea della sua esistenza negli ambienti portoghesi!

Tag: storia