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Porto di Napoli
15 gennaio 2019, Aggiornato alle 17,10
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La campagna elettorale banchetta sul Registro internazionale

Fratelli d'Italia propone la cancellazione della legge 30/1998. Confitarma non ci sta e chiede un confronto con Meloni


di Paolo Bosso

E doveva arrivare il momento in cui anche i candidati premier avrebbero fatto "banchettare" la loro campagna elettorale sullo shipping. Quel giorno è arrivato e il bersaglio è stato quello più esposto di tutti: il Registro internazionale. Dopo Luigi Di Maio, è toccato a Giorgia Meloni. Intervenendo telefonicamente martedì a Torre del Greco, al comizio organizzato dall'associazione Marittimi per il Futuro, la presidente di Fratelli d'Italia lancia la bomba: «Quando saremo al governo, la legge 30 del 1998 sarà cancellata». Meloni si riferisce alla legge che ha istituito il Registro internazionale e che nel corso degli anni successivi alla sua nascita ha portato al "rientro" in bandiera italiana di diversi armatori nostrani, in cambio di sgravi e alleggerimenti fiscali, rimpolpando significativamente la flotta nazionale - e in parte anche le casse dello Stato - e compattando le istanze degli imprenditori marittimi. Da qualche mese proprio questi benefici sono estesi a tutti gli armatori comunitari. Rispondendo a Meloni, Mario Mattioli, presidente di Confitarma, ha manifestato la «forte preoccupazione dell'armamento per le dichiarazioni», rendendosi disponibile a incontrarla, «per poter fornire un quadro completo e preciso della situazione». C'è da scommettere che alla fine sarà un incontro «istruttivo», salvo poi dimenticare che il dado è già stato tratto, perché Meloni ha già fatto e concluso tutto quello che doveva fare: il messaggio è passato, la campagna elettorale di Fratelli d'Italia sullo shipping può dirsi chiusa. 

La proposta di Meloni non è nuova – quindi non è sola – ma il processo di modifica (non di cancellazione) della legge 30/1998 è più laborioso di quanto possa sembrare. A luglio del 2016 la Camera ha approvato il cosiddetto "emendamento Cociancich", non entrato in vigore, che prevede di limitare i benefici fiscali del Registro internazionale alle sole navi che imbarcano in via esclusiva equipaggi italiani o comunitari. La critica al Registro, infatti, proviene dal fatto che, funzionando come un "attrattore" di naviglio italiano, avvantaggia – oggi più di ieri – anche chi nelle sue navi non occupa solo marittimi italiani. Considerando che anche per lo shipping il mercato del lavoro è liberalizzato, l'armatore tenderà a risparmiare inserendo una quota di marittimi extracomunitari. Diventa quindi facile, politicamente, attaccare il Registro internazionale (anziché, magari, attaccare direttamente chi ne abusa, se ne abusa) buttando in pasto all'opinione pubblica temi cari ai nazionalisti: la difesa dell'occupazione italiana, della professionalità degli equipaggi, la lotta al dumping sociale,etc. Il primo a muoversi da anni in questa direzione è Vincenzo Onorato, patron di Moby, acquistando pagine sui quotidiani, scrivendo comunicati, postando su facebook. Gestisce l'ex compagnia di bandiera Tirrenia e come armatore, contrariamente ad altri, deve rispettare parametri più rigidi sull'assunzione dei marittimi. Rispetto ad altri però, tramite Tirrenia riceve finanziamenti pubblici per garantire la continuità territoriale tra le isole. Una questione annosa e noiosa che si ripete ciclicamente, nascondendo di fatto una dura competizione armatoriale nel traffico di cabotaggio del Mediterraneo. 

Quasi un anno fa, Fabrizio Vettosi - esperto di finanza e shipping - ex consulente di Moby, consigliere Confitarma e managing director della società di consulenza Venice Shipping and Logistics – è intervenuto proprio sulle guerre armatoriali attorno a cui immolare il Registro, chiarendo la natura da "stabilimento produttivo itinerante" della nave mercantile. Insieme a Vettosi, è importante sottolineare l'obiettiva superficialità delle critiche politiche al Registro, cosa che riflette una semplice opportunità elettorale. Come se una modifica del Registro internazionale possa magicamente riempire le navi italiane di marittimi italiani, fino alla piena occupazione, censurando opportunisticamente un mercato del lavoro che da una vita non obbedisce più alle sole leggi territoriali ma anche alle norme dell'International Maritime Organization e dell'International Labour Organization, in un contesto mondiale dove vige la legge implicita del ribasso del costo del lavoro. La questione è ampia e purtroppo non si riduce al Registro internazionale (sarebbe bello il contrario, ma non è così). Ma il populismo non ti abbandona, stai tranquillo: quando salirà al governo, cancellerà tutto.