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17 maggio 2024, Aggiornato alle 18,06
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Politiche marittime

Il sistema di scambio delle quote di emissione dell'Unione europea. Spiegato

Tutto quello che avreste voluto sapere su Emission Trading System, Green Deal, Fit for 55, "cap and trade" e clausola di trasbordo

(International Maritime Organization/Flickr)

Nell'ampio, ambizioso e di lunghissimo termine piano di riduzione drastica delle emissioni di gas serra, l'Unione europea negli ultimi anni ha adottato una serie di importanti direttive, in linea con gli impegni internazionali in sede Onu contro il cambiamento climatico, con il primo accordo, quello di Parigi, in vigore dal 2016. Per l'Europa l'obiettivo - molto complicato da raggiungere - è quello di arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, come prevede il Green Deal dell'Unione europea avviato nel 2019.

Il Green Deal prefigura un obiettivo intermedio di un taglio del 55 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2030, battezzato dall'Unione europea Fit for 55. Il sistema di scambio di quote di emissione dell'Ue, l'Emission Trading System dell'Unione europea (EU-ETS o solo ETS) è uno dei regolamenti inclusi nel Green Deal e a partire da gennaio del 2024 includerà anche il trasporto marittimo. Vediamo in che modo.

Istituito nel 2005, l'EU-ETS è il più grande sistema di scambio di emissioni al mondo, basato su uno schema cap and trade: viene fissato un tetto massimo alla quantità totale di gas serra che possono essere emessi dalle aziende all'interno dell'Ue in un dato anno. Le aziende soggette all'EU ETS devono acquistare quote di carbonio sul mercato in base alla quantità di gas serra che emettono, con l'equivalenza stabilita di una tonnellata di CO2 per una quota ETS. Il numero di quote disponibili in tutta l'Ue diminuisce ogni anno, portando la quantità totale di gas serra emessi verso gli obiettivi del 2030 e del 2050. È un sistema pensato per spingere il mercato a ridurre le emissioni: comprare quote diventa anno dopo anno più costoso visto che queste vengono automaticamente ridotte. È un sistema efficace, a patto però che l'industria riesca a convertirsti parallelamente senza subire un sovraccosto insostenibile, che è quello che temono i porti di trasbordo italiani.

Come si applicherà il sistema di scambio delle quote di emissione dell'Ue al trasporto marittimo?
Inizialmente applicato solo ai settori ad alta intensità energetica, dal 2024 l'EU ETS sarà esteso anche al trasporto marittimo come incentivo per ridurre l'impatto ambientale del settore e accelerare l'uso di carburanti a basse emissioni di carbonio come l'ammoniaca, il gas naturale liquefatto o l'idrogeno, tecnologie molto promettenti ma anche molto più costose da acquistare rispetto al gasolio tradizionale. L'EU ETS si applicherà a tutti i servizi marittimi con almeno uno scalo all'interno dell'Ue. Il cento per cento delle emissioni sarà considerato per le tratte tra due porti dell'Unione europea, mentre per le tratte tra un porto europeo e uno extra-europeo ne verranno conteggiate la metà.

Dal primo gennaio 2024 , le compagnie di navigazione saranno tenute a comunicare le proprie emissioni e ad acquistare una quantità equivalente di quote sul mercato EU ETS, secondo un calendario progressivo per cui delle emissioni dichiarate dovranno essere convertite in quote il 40 per cento nel 2024, il 70 per cento nel 2025 e il cento per cento nel 2026.

Alcuni aspetti della normativa EU ETS devono ancora essere finalizzati, come l'elenco dei porti considerati porti di trasbordo e che dovrebbero avere delle eccezioni, una lista che verrà pubblicata entro la fine di quest'anno e potrà essere rivista ogni due anni. Per l'associazione europea dei porti, ESPO, però, questa clausola non basterà.

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