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21 maggio 2024, Aggiornato alle 18,55
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Politiche marittime

Gioia Tauro, Flash Mob per non fermare il porto

Organizzato dal cluster portuale, si terrà il 17 ottobre di fronte all'ingresso doganale dello scalo di trasbordo. Si protesta contro l'entrata in vigore del sistema europeo di scambio delle quote di carbonio

Il porto di Gioia Tauro

Un flash mob per attirare l'attenzione a livello nazionale ed europeo sul rischio per Gioia Tauro di subire nei prossimi anni una «drastica riduzione di occupazione e investimenti», come sottolineato nei giorni scorsi da un manifesto sottoscritto dall'Autorità di sistema portuale e dal cluster degli operatori dello scalo di trasbordo calabrese che critica l'entrata in vigore della direttiva europea 2023/959, quella che include il trasporto marittimo nell'Emission Trading System, il sistema di scambio delle quote di carbonio.

La manifestazione si terrà il 17 ottobre prossimo, dalle 13 alle 14, di fronte l'ingresso doganale del porto di Gioia Tauro. Nel corso dell'evento, durante il quale verrà affisso alla testata del varco doganale uno striscione dal titolo "Il porto di Gioia Tauro non si ferma". Alla manifestazione si avrà la partecipazione, anche, del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto tra i lavoratori portuali, le istituzioni regionali, i sindaci calabresi, le sigle sindacali, le imprese portuali, le associazioni di categoria e l'intera comunità portuale. 

Il sistema portuale di Gioia Tauro protesta contro l'entrata in vigore della direttiva europea di maggio scorso, la 2023/959, che include a partire dal prossimo anno il trasporto marittimo nel sistema di scambio delle quote di carbonio, l'Emission Trading System (ETS). Il sistema, però, sottolinea il manifesto, rischia di penalizzare pesantemente la competitività dei porti di trasbordo italiani, come Gioia Tauro e Cagliari, che si ritroverebbero ad essere più costosi da scalare per le compagnie marittime rispetto ai vicini porti di trasbordo extracomunitari. È una posizione simile a quella espressa qualche settimana fa dai sindacati. Il problema di fondo è che il sistema di scambio delle quote di carbonio è limitato al mercato europeo, quindi alle sole navi che scalano porti europei. Come espresso in più occasioni dalla maggioranza del cluster portuale italiano negli ultimi mesi, impostato in questo modo il sistema sbilancerebbe la concorrenza dei porti del Mediterraneo, perché porti come quelli di Cagliari e Gioia Tauro, ma anche quello di Trieste, su alcuni servizi marittimi, sarebbero meno convenienti da scalare per gli armatori rispetto a quello, per esempio, di Tanger Med, che non essendo europeo non è obbligato a partecipare al mercato di scambio delle quote di carbonio.

Come sottolineato all'inizio di settembre dai sindacati Filt-Cgil e Uiltrasporti, «l'assenza di un regime globale [dell'Emission Trading System] non solo renderà la misura poco efficace sulla riduzione delle emissioni ma avvantaggerà gli scali extra Ue come i porti nord africani i quali, non essendo colpiti dai nuovi oneri, finiranno per diventare non solo più inquinanti ma anche quelli preferiti dalle compagnie marittime».