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13 aprile 2024, Aggiornato alle 12,00
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Politiche marittime

Direttiva ETS 2024, i porti: la clausola di trasbordo non basta

Secondo l'ESPO il regime speciale applicato a Tanger Med e Port Said non basterà a limitare i danni che subiranno i porti europei con l'ingresso dello shipping nel sistema di scambio delle quote di carbonio

Il porto di Tanger Med

Nell'ambito del processo di attuazione della direttiva europea che includerà a partire da gennaio 2024 lo shipping nell'Emission Trading System (ETS), il mercato di scambio di quote di carbonio emesse all'interno dell'Unione europea, la Commissione europea ha concluso recentemente una consultazione pubblica sulla scelta di creare un elenco di porti limitrofi non europei ma prossimi che ricadrebbero sotto la "clausola di trasbordo". Questa clausola servirebbe ad attutire un effetto negativo di questa direttiva sulla competitività dei porti europei, soprattutto quelli che movimentano molti container: dovendo accogliere portacontainer più ecologiche potrebbero subire una riduzione dei servizi marittimi a causa della naturale scelta delle compagnie di preferire porti extra-europei con meno restrizioni e quindi meno gravati da sovraccosti anti-inquinamento.

Quali sono questi porti di trasbordo extra-Ue? Tanger Med e Port Said, principalmente. Tuttavia, ciò potrebbe non bastare a garantire che l'"evasione" di rotte marittime dai porti europei non possa avere luogo.

Secondo l'European Sea Port Organization (ESPO), l'associazione dei porti europei, il principio di non considerare come porto di scalo quelli di trasbordo confinanti con l'Unione europea è solo una soluzione parziale. Il problema, sottolinea l'associazione, è che secondo la normativa attuale anche se lo scalo in un porto di trasbordo extra-Ue è soggetto a questo regime speciale è comunque più favorevole per le navi fare scalo in un porto extra-Ue che in un porto di trasbordo Ue. Quando le navi fanno scalo in un porto di trasbordo europeo, l'ultima tratta tra il porto di trasbordo e qualsiasi altro porto dell'Ue è soggetta alle tariffe ETS per il 100 per cento del viaggio. Se invece le navi fanno scalo in un porto di trasbordo extra-Ue viene contabilizzato solo il 50 per cento del viaggio.

Mentre solo pochi porti vicini stanno raggiungendo le soglie molto elevate di volume di trasbordo previste dalla legislazione (65%), molti porti e terminal portuali in tutta Europa stanno sviluppando capacità di trasbordo. La Commissione europea, secondo l'associazione dei porti europei, dovrebbe non solo esaminare i volumi attuali ma anche considerare la capacità di trasbordo nei diversi porti confinanti con l'Unione europea.

La consultazione pubblica agli Stati membri è stata l'occasione per capire quali potrebbero essere i punti deboli di questa direttiva, in che modo penalizzerebbe la competitività del trasporto marittimo europeo, questione recentemente sollevata anche dal cluster portuale italiano. Nella sua risposta alla consultazione l'ESPO, confermando il suo sostegno alla direttiva, ha espresso una «seria preoccupazione» per i primi segnali di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e delle imprese a causa della portata limitata della legislazione attuale.

«Assistiamo a un aumento degli investimenti in capacità aggiuntiva di container nei porti dei paesi euroei vicini, compresi gli investimenti realizzati dalle principali compagnie di navigazione in questi porti», afferma Zeno D. 'Agostino, presidente dell'ESPO. «Sentiamo anche parlare - continua - dei primi reindirizzamenti al di fuori dell'Europa. Ciò rafforza l'idea che le compagnie di navigazione si stanno preparando a uscire dall'EU ETS marittimo. Riconosciamo l'importanza della direttiva e ne sosteniamo l'obiettivo, ma continuiamo a rammaricarci che questo quadro legislativo svantaggi i porti dell'Unione europea rispetto ai porti extra-Ue, senza il beneficio atteso in termini di riduzione delle emissioni».

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