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16 settembre 2019, Aggiornato alle 17,43
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Politiche marittime

Grandi navi, il governo: "Fuori da Venezia". Ma ancora non si sa dove

Nell'ultimo vertice tra ministero dei Trasporti e compagnie si è stabilita la "necessità di spostare le grandi navi fuori dalla laguna", a sette anni dal decreto anti-inchini e senza un progetto in fase avanzata


Le grandi navi da crociera dirette a Venezia sbarcheranno fuori dal porto. Ancora non si sa dove, quali stazza di navi e come ma il governo ha confermato questa scelta - già dichiarata poche settimane dopo l'insediamento dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli - in un incontro a Roma, mercoledì, tra il dicastero e le compagnie crocieristiche che sbarcano nel secondo porto d'Italia per numero di passeggeri di questo tipo. Un confronto in cui si è registrata, riferisce una nota del dicastero, un'«unità di intenti sulla necessità di spostare le grandi navi fuori dalla laguna». Un concerto confermato dalle stesse compagnie che, in una una nota della Clia, ribadiscono la loro «disponibilità, volontà e impegno per una rotta alternativa, spostando le grandi navi dal canale della Giudecca».

Non è quindi chiaro in che modo si dovrebbero portare le navi da crociera lontano da piazza San Marco e dal centro della città di Venezia. Una soluzione "offshore", che il governo non ha ancora indicato esplicitamente, andrebbe lontano da quella prospettata dalla Clia e dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che si sono incontrati sempre mercoledì per discutere del progetto del Cà Farsetti, appoggiato da Regione Veneto e autorità portuale, per spostare solo le navi superiori le 130 mila tonnellate a Marghera, lasciando le altre alla stazione marittima attuale, con ingresso però alla bocca di porto di Malamocco, passando per canale Vittorio Emanuele, senza più transitare lo storico canale di San Marco, a pochi metri dalla piazza omonima. 

Sette anni dal decreto anti-inchini
Su un approdo alternativo per le navi da crociera dirette al porto di Venezia se ne discute da sette anni, dall'incidente della Costa Concordia, a gennaio 2012, fuori l'isola del Giglio. Un decreto di un paio di mesi dopo, battezzato "anti-inchini", vieta alle navi superiori le 96 mila tonnellate ad approdare a Venezia ma è in stato di proroga dal 2015 finché, appunto, non viene individuato e realizzato un approdo alternativo. Negli ultimi sette anni è stato proposto un terminal crocieristico alla bocca di porto del Lido (Venice Cruise 2.0, che ha già passato diverse fasi d'approvazione, fino al via libera del Comitatone nel 2017); la riqualificazione del canale Contorta-Sant'Angelo; una nuova stazione marittima a Marghera; un porto off-shore. Infine, uno scalo a Chioggia.