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29 ottobre 2020, Aggiornato alle 22,32
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Autoproduzione, Confitarma e Assarmatori: pronti a difenderci

In teleconferenza con la ministra De Micheli, Mattioli e Messina hanno parlato di DL Rilancio, cambio di equipaggi e rinnovo del Contratto collettivo nazionale


«Difenderemo le nostre ragioni in ogni sede consentita». Confitarma ed Assarmatori sono pronti a impugnare l'articolo 199bis del DL Rilancio, quello che tutela maggiormente il lavoro dei portuali rendendo più complicato per gli armatori movimentare la merce in autoproduzione. Lo hanno ribadito i presidenti delle due associazioni, Mario Mattioli e Stefano Messina, alla ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, raggiunta in teleconferenza lunedì.

Secondo Mattioli, le nuove regole sull'autoproduzione comporteranno «un aumento delle già elevate tariffe applicate nei porti italiani, con pesante nocumento per la competitività della portualità italiana, maggiori costi per le imprese armatoriali, oltre che una penalizzazione per i lavoratori marittimi in termini occupazionali, ma anche retributivi. Per questo difenderemo le nostre ragioni in ogni sede consentita».

Per Messina, la soluzione normativa è «pasticciata» e riporta il mercato dei servizi portuali «indietro di trent'anni, si pone in evidente contrasto con la normativa antitrust nazionale e comunitaria circostanza che ci condurrà ad una stagione di contenziosi che non gioverà certo al nostro settore». Intanto già l'Antitrust italiana, qualche settimana fa, ha sollevato alcune perplessità sull'eccessivo protezionismo del Dl Rilancio sui servizi portuali, le concessioni e la Convenzione territoriale.

Con la ministra De Micheli, Mattioli e Messina hanno parlato anche del recente accordo tra tredici Stati costieri per accelerare corridoi logistici che consentano ai marittimi di effettuare i cambi di equipaggio senza problemi, un fenomeno che sta portando a un alto tasso di cambi mancati, intorno al 70 per cento.

Per quanto riguarda il rinnovo del CCNL, entrambi i presidenti hanno ricordato che l'interruzione della trattativa per il rinnovo non è stata certamente determinata dalla volontà delle associazioni datoriali, quanto piuttosto dalla proclamazione dello sciopero da parte delle organizzazioni sindacali, «pur in presenza di incontri già convocati. Ogni futura discussione – hanno spiegato Mattioli e Messina - sulla parte economica del rinnovo contrattuale dovrà tener conto del drammatico impatto che la pandemia continua a determinare sull'industria armatoriale, aggravata dalla mancata attenzione al settore marittimo nei provvedimenti che sono stati finora emanati, senza contare l'imprevisto aggravamento dei costi armatoriali determinati dal divieto alla autoproduzione delle operazioni portuali».