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Porto di Napoli
19 ottobre 2018, Aggiornato alle 16,32
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Infrastrutture

Porto di Napoli, i sindacati: "Delrio proceda spedito"

Intervista a Gennaro Imperato della Fit-Cisl sull'iter di nomina per Spirito. Le vertenze, i dragaggi, le ferrovie, la fine del commissariamento


di Paolo Bosso

«L'era dei veti incrociati deve finire, per il porto di Napoli non c'è più tempo. Nonostante lo stop del Senato, Delrio deve procedere spedito, qui c'è troppo lavoro arretrato e non possiamo permetterci altre attese». Così Gennaro Imperato, coordinatore porti per la Fit-Cisl Campania, raccoglie le istanze dei lavoratori dello scalo partenopeo all'indomani della bocciatura della Commissione Trasporti del Senato (8 favorevoli, 8 contrari, 4 astenuti) per Pietro Spirito alla presidenza dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale.

Imperato, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio deve ignorare il parere del Parlamento?
«Non affermo questo. Non si tratta di sponsorizzare Spirito ma la fine del commissariamento dopo tre anni e otto mesi. Lo scalo non può sostenere altre attese e continuare a regredire. Indipendentemente dal nome, chiediamo alla politica di accelerare i tempi dopo anni di latitanza. Vogliamo veder concretizzate le promesse di questi ultimi mesi, la ripresa dei cantieri, il rilancio dello scalo. Ci auguriamo un regalo di Natale».

Il prossimo presidente del sistema portuale campano avrà molto lavoro da fare.
«Appunto, sistema portuale, non si tratta solo di Napoli, c'è anche Salerno, con cui si deve lavorare insieme senza concorrenza, senza traffici dirottati e guerra di tariffe. La lista delle cose da fare a Napoli è lunga. Ci sono prima di tutto i dragaggi, che interessano tanto le merci quanto il cabotaggio e le crociere».

L'escavo eterno.
«Il presidente, ma soprattutto il segretario generale, saranno fondamentali per avviarli. Bisogna approfittare di una situazione politicamente favorevole: tanto Spirito quanto Francesco Messineo, il candidato principale, godono della sinergia governo-Regione, Delrio-De Luca, non succedeva da tempo».

Un altro tema è quello dei collegamenti ferroviari.
«Da oltre due anni al porto di Napoli non si vede partire un treno. Il servizio è in gestione all'Interporto Sud Europa che ha fatto ben poco finora, anche se a loro difesa c'è da dire che non c'è traffico sufficiente ad avviare un collegamento regolare».

Intende quello dei container?
«Sì, un'altra vertenza aperta. Ultimamente i terminal stanno godendo di una ripresa dei traffici. Non sono ancora numeri confortanti e l'organico è ancora troppo consistente, ma almeno ci sono segnali positivi. Sia Conateco che Soteco hanno migliorato i loro servizi, il primo investendo nel parco macchine e negoziando con gli autotrasportatori, il secondo, nel suo piccolo, ha mostrato un certo virtuosismo».

E sul fronte sociale?
«Il 5 dicembre scade la cassa integrazione per i dipendenti di Conateco e Soteco. Spero sarà rinnovata. Mi auguro che con la fine del commissariamento termini anche la stagione degli ammortizzatori sociali. Non ci sono solo loro, però, non dimentichiamoci i dipendenti di Silos Granari e i 70/75 della Culp (Compagnia Unica Lavoratori Portuali, ndr), per questi ultimi la situazione è difficile: con un traffico così basso non c'è abbastanza lavoro. Abbiamo gestito le vertenze in autonomia, senza l'Autorità portuale, avviando tagli e pensionamenti anticipati, ma, se le cose continuano ad andare così, nei prossimi due, tre anni dovremo dire addio a una compagnia storica del porto».

Infine, la viabilità interna.
«Non è più sostenibile un porto con una sola entrata dall'autostrada. Per quanto possano sforzarsi i terminalisti, come si cresce in queste condizioni? Ci sono spazi che sono terra di nessuno e che vanno riorganizzati, riutilizzati. Tutta la merce passa per Levante, una zona che avrebbe bisogno di un profondo rinnovamento».