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04 luglio 2020, Aggiornato alle 15,15
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Infrastrutture

Porti, tra Napoli e Salerno matrimonio in salita

Manca ancora la rappresentanza nel Comitato di gestione del Comune salernitano, che chiede un incontro col presidente Spirito


di Paolo Bosso 
 
Inizia in salita, così com'è sempre stato – conflittuale - il matrimonio tra i porti di Napoli e Salerno governati da dicembre, insieme a Castellammare di Stabia, dall'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno Centrale, presieduta da Pietro Spirito.

Oggi l'amministrazione comunale salernitana ha chiesto un «incontro urgente» al presidente Spirito. Il sindaco Vincenzo Napoli ha convocato l'8 febbraio una riunione a Palazzo di Città invitando Assotutela, i sindacati e l'assessore al bilancio di Salerno Roberto De Luca. C'è il Piano operativo triennale da portare sulla scrivania del ministro dei Trasporti Graziano Delrio entro marzo (inizialmente previsto entro il 5 febbraio ma c'è stata una deroga), il primo della storia a riguardare tutti e tre i porti della Campania, e Salerno non ha ancora una rappresentanza in seno al Comitato portuale, il "parlamentino" formato da sole istituzioni pubbliche. Ci sono la Regione (Luigi Iavarone), la Città Metropolitana di Napoli (Umberto Masucci) e la Capitaneria di Porto (Arturo Faraone). Gaetano Criscuolo, che avrebbe dovuto rappresentare Salerno, non ha partecipato a nessuna delle due riunioni del Comitato tenutesi finora (la prossima, la terza, sarà il 15 febbraio). Spirito rimanda indietro il suo curriculum, chiedendo sostanzialmente un funzionario con una preparazione più adeguata alle conoscenze richieste. Il 17 febbraio il presidente dell'Adsp incontrerà gli operatori salernitani per confrontarsi sul piano operativo triennale.

«Il Comune di Salerno - scrive Palazzo di Città in una nota - intende preservare e migliorare i risultati ottenuti in questi anni dal punto di vista della competitività, dell'efficienza e della crescita dei traffici mercantili e passeggeri». È il mantra degli operatori portuali salernitani: lo scalo è cresciuto in tutti i settori in questi ultimi anni, mostrando un invidiabile virtuosismo nella gestione degli spazi, nei costi dei servizi e nell'efficienza. I timori e le proteste per l'assorbimento del porto di Salerno in un'amministrazione portuale inefficiente e paralizzata qual è stata Napoli in questi ultimi anni appare quindi giustificata. Ma purtroppo la nuova governance portuale inaugurata con la riforma dell'estate scorsa stabilisce una sola amministrazione portuale della Campania.
 
Salerno, come ha spiegato Assotutela, deve realizzare i dragaggi, allargare l'imboccatura e completare i collegamenti a terra di "Salerno Porta Ovest", l'allaccio autostradale indipendente per i camion. Interventi che ora richiedono l'ok l'Adsp del Tirreno centrale. Così gli operatori portuali salernitani sono in una situazione complicata: dopo anni di felice indifferenza, oggi non possono più andare avanti senza Napoli. Da oggi il piccolo e virtuoso porto di Salerno deve, volente o nolente, lavorare insieme al macchinone partenopeo.