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06 dicembre 2021, Aggiornato alle 20,55
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Politiche marittime

PNRR trasporti, Giovannini: "62 miliardi a ferrovie, autobus e cold ironing"

Intervenendo a un evento del Sole 24 Ore, il ministro dei trasporti indica tre assi degli investimenti in mobilità

Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture

I 62 miliardi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destina ai trasporti merci e alla mobilità delle persone saranno basati su tre assi: ferrovie, trasporto pubblico ed elettrificazione dei porti - cioè il cold ironing, il sistema che permette alle navi in sosta in banchina di spegnere i motori e prendere energia da terra.

Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, intervenendo all'Automotive Business Summit organizzato dal Sole 24 Ore. «Uno spostamento forte verso il trasporto non solo di persone ma anche di merci sulle ferrovie cambiando i mezzi di locomozione», ha detto. 

Per quanto riguarda il cold ironing, Giovannini ha precisato che occorrono «strutture in grado di accogliere le nuove navi che saranno con sistemi di propulsione diversa». È una tecnologia pioneristica (in Italia la stanno sviluppando insieme Enel e Fincantieri), non ancora utilizzata estesamente e di fatto ancora in fase sperimentale in pochi porti nel mondo. Richiede molta energia. I mercantili, quelli molto grandi, ma anche le navi da crociera, sono paragonabili in certi casi a un popoloso quartiere per il fabbisogno richiesto. Infine, standard di tensione uniformi a livello internazionale, in tutti i porti predisposti.

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«Tutto questo – secondo Giovannini – è orientato alla trasformazione di breve termine ma anche alla sperimentazione. Noi avremo dei treni, soprattutto nel Sud, in cui sperimenteremo la trazione a idrogeno. Per le navi, la trasformazione in senso ecologico, in particolare nello stretto di Messina ma anche in altre aree, e anche in questo caso non sappiamo ancora quale sarà la tecnologia prevalente e quindi dobbiamo essere flessibili».

Idrogeno, cold ironing, ferrovie, tutte soluzioni che riducono le emissioni legate ai trasporti. «Da un punto di vista tecnologico – conclude il ministro - deve essere una mobilità che contribuisca alla riduzione del 55 per cento entro il 2030 delle emissioni. Entro il 2050 deve contribuire alla decarbonizzazione del nostro sistema socioeconomico».