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25 settembre 2020, Aggiornato alle 17,23
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Politiche marittime

Nasce Friends above molo San Vincenzo

Cnr, Comune di Napoli, Autorità portuale e Federico II firmano il manifesto. Il modello è la High line di New York. Clemente: "La Marina non deve andare via"


di Paolo Bosso 
 
Come da una tavola Strozzi (foto), nasce Friends above molo San Vincenzo, l'associazione (anche se i fondatori preferiscono non chiamarla così) che da oggi promuoverà dal basso, come l'anonimo dipinto ad olio, il molo borbonico del porto di Napoli. L'iniziativa è dell'architetto, o meglio urbanista, Massimo Clemente, dirigente di ricerca del Cnr. Il modello è l'iniziativa che ha portato alla riqualificazione della High line di New York, il tracciato metropolitano sopraelevato che dal 2006 ha visto un lento processo di recupero che lo ha trasformato in un parco urbano. 
 
Clemente ci tiene a chiarire che il paragone con la città statunitense non è superficiale. «Andy Warhol gemellava Napoli e New York perché allora erano entrambe città decadenti. Le ragioni dietro questo modello a cui ci ispiriamo sono serie quindi, prettamene urbane. Significa che cercheremo di recuperare il San Vincenzo coinvolgendo favorevoli, contrari e disinteressati, napoletani e istituzioni. C'è da capire cosa vogliono farne per primi i cittadini di questo molo». Martedì, alla stazione marittima, c'è stata la firma del manifesto programmatico di Friends above molo San Vincenzo tra Clemente, Comune, Propeller Club, Autorità portuale, Associazione nazionale architetti e ingegneri (Aniai) e Federico II. 

La complementarietà di San Vincenzo e High line
San Vincenzo e High line sono due opere complementari. Sono lunghe quasi uguali (2,5 chilometri la prima, incluso il tratto finale moderno; 2,3 chilometri l'altra). Nel 1999 il sindaco di New York Giuliani voleva demolirla, nello stesso anno gli agenti marittimi napoletani, guidati da Umberto Masucci (l'unico artefice della promozione del San Vincenzo fino all'arrivo di Clemente), grazie alla legge 413/98 (rifinanziamenti per cantieri e armatori) ottennero 20 miliardi spesi per ristrutturarlo, un intervento che oggi permette di avere un molo abbandonato ma strutturalmente sano. Mentre nel 2011 apriva la seconda parte del parco di High line, a Napoli il Propeller club organizzava maratone (qui un video realizzato dallo scrivente). Infine, mentre per quest'anno è previsto il completamento della High line, a maggio scorso, sempre il Propeller insieme ad Aniai, ha organizzato un week end in taxi boat.
Due opere complementari, ma non simili. La High line l'ha realizzata il comune di New York nel 1929 per 150 milioni di dollari (2 miliardi di oggi). Il San Vincenzo non ha un prezzo comparabile, avendolo realizzato i borboni nel XIX secolo riprendendo un progetto di Domenico Fontana del XVI. Infine, la High line era fino a una decina di anni fa una sopraelevata fatiscente, oggi uno splendido parco. All'inverso, il molo San Vincenzo era fino alla Grande guerra una cinta difensiva, ospitava arsenale e bacini navali, era simbolo della potenza navale borbonica, oggi è un deserto abbandonato bloccato all'accesso dagli uffici della Marina militare.

Coinvolgere tutti, anche la Marina
Negli ultimi quindici anni il San Vincenzo ha visto tante discussioni, qualche evento-visita e zero iniziative concrete per renderlo perlomeno accessibile (il varco è presidiato dalla Marina). Con Firends of molo San Vincenzo le cose potrebbero cambiare. Il progetto completa con una concezione urbanistica le energie spese in questi anni da Umberto Masucci per rilanciarlo commercialmente. L'ambizione sta nell'assumere lo spirito d'iniziativa che ha portato la High line da luogo abbandonato a spazio pubblico.  «Si è discusso tanto della presenza della Marina come un ostacolo da eliminare - spiega Clemente - ma così otterremmo come risultato soltanto un irrigidimento delle parti, senza fare un passo: la Marina non si schioda se va "cacciata", e i cittadini non si interessano alla questione perché, appunto, lì ci sono i militari. Ci si deve rendere conto che i militari, che sono lì da sempre, rappresentano una testimonianza storica».
 
Nel '99 due ragazzi di Greenwich Village, Joshua David e Robert Hammond, fondarono Friends above the High line. Si resero conto che, se volevano dare nuova vita a una sopraelevata brutta e inutile, dovevano coinvolgere tutti, soprattutto chi si opponeva. «Per il San Vincenzo – spiega Clemente - non ci si deve scontrare con la presenza della Marina, è inutile, non ci si deve scontrare proprio con nessuno. Non siamo di fronte a un'opera controversa. Il discorso non va impostato sul "o loro o noi". Il molo c'è già ed è enorme, può ospitare crociere, negozi, passeggiate, qualunque cosa. Non è uno spazio, è un quartiere, ed è qualcosa di troppo grande per la città, il cui impiego "totale" andrebbe oltre qualunque risorsa economica e umana. Bisogna partire dalle piccole cose, altrimenti rischiamo di fare come abbiamo fatto negli ultimi anni: chiacchiere. Presto avvieremo piccoli eventi – conclude Clemente - li faremo partire dai social network. La gente vivrà per una serata il San Vincenzo: i militari accoglieranno le persone, le persone scopriranno che il varco al molo non è inaccessibile. Entrambi inizieranno a rendersi conto che il molo San Vincenzo è un bel posto dove stare».