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20 ottobre 2021, Aggiornato alle 19,17
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Politiche marittime

Marittimi da oltre 11 mesi a bordo: in un anno sono raddoppiati

Gli ultimi dati del Global Maritime Forum sono preoccupanti. Quasi uno su dieci lavora oltre la scadenza del contratto. Pesa la lentezza delle vaccinazioni nei principali paesi di provenienza

(José Sáez/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

Le grandi difficoltà che i marittimi stanno affrontando da marzo dell'anno scorso nel cambio equipaggi sono tutt'altro che finite e ora, con la variante Delta in giro, si stanno riacutizzando. Il problema più grosso attualmente è la mancanza di una pianificazione internazionale per la vaccinazione di questi lavoratori, la lentezza delle campagne di questo tipo nei principali paesi di provenienza dei marittimi, la scarsa volontà dei governi di classificarli come lavoratori prioritari.

La Neptune Declaration Crew Change Indicator del Global Maritime Forum, organizzazione internazionale a cui aderiscono armatori, università e operatori logistici, ha raccolto dati preoccupanti. Il numero dei marittimi a bordo delle navi oltre la scadenza del contratto di lavoro è salito nell'ultimo mese dal 7,2 all'8,8 per cento, mentre a maggio 2020 era del 5,8 per cento. Il numero dei marittimi a bordo da oltre 11 mesi – il limite massimo consentito dalla Convenzione ONU sul lavoro marittimo - è più che raddoppiato passando dallo 0,4 per cento di giugno 2020 all'1 per cento di oggi, ovvero il 150 per cento in più. Sono dati aggregati da dieci principali gestori navali: Anglo-Eastern, Bernhard Schulte, Columbia Shipmanagement, Fleet Management, OSM, Synergy Marine, Thome, V.Group, Wallem e Wilhelmsen Ship Management, che complessivamente monitorano circa 90 mila persone. Considerando che i marittimi sono circa un milione, questo dato è un'indicazione di massima attendibile e forse anche al ribasso, visto che durante i lockdown sono stati fino a 400 mila i lavoratori in difficoltà nei cambi di equipaggio.

Leggi anche: Bisogna accelerare la vaccinazione dei marittimi

Quali sono i principali problemi? Neptune ne riassume quattro:

1. Alti tassi di infezione;
2. Diminuzione dei voli giornalieri in arrivo nelle Filippine – la principale nazionalità del marittimo - e divieti di viaggio da parte del governo per chi proviene da Emirati Arabi Uniti, Oman, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan;
3. Cancellazione dei voli;
4. Le principali nazioni da cui provengono la maggioranza dei marittimi continuano ad avere bassi tassi di vaccinazione;

«Senza i marittimi sarebbe impossibile reperire l'80 per cento di quello che acquistiamo», afferma Jeremy Nixon, CEO di  Ocean Network Express (ONE), l'alleanza armatoriale giapponese tra Nyk, MOL, K-Line, Yang Ming, secondo il quale «le difficoltà nell'effettuare i cambi di equipaggio potrebbero essere facilmente superate dai governi se si impegnassero davvero». La crisi, infatti, è determinata dalle restrizioni alla mobilità e dalla tendenza a non classificare i marittimi come lavoratori prioritari, creando corridoi aerei, visti speciali, per esempio, per permettergli di raggiungere la nave o tornare a casa senza problemi. 

«La situazione sta andando di male in peggio. Abbiamo bisogno di più di un'adesione formale da parte dei governi», afferma Stephen Cotton, segretario generale dell'International Transport Workers' Federation. «Risolvere la crisi del cambio di equipaggio richiederà a tutti i marittimi di avere un accesso prioritario ai vaccini. Ci sono stati alcuni progressi, ad esempio negli Stati Uniti e in alcune parti d'Europa, ma la stragrande maggioranza dei marittimi non può ancora essere vaccinata», evidenzia Guy Platten, segretaro generale dell'International Chamber of Shipping.

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