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Logistica in stagnazione. Il futuro è in Africa

Le imprese italiane si muovono in un raggio di duemila chilometri, troppo pochi per essere competitivi. Confetra indica la rotta: il futuro mercato africano da 2,5 miliardi di persone

(Ehauss Design)

di Paolo Bosso

108 mila imprese, 800 mila addetti, 85 miliardi di valore aggiunto, 6 miliardi di investimenti privati. Un decimo del Pil. La logistica italiana - quella fatta di corrieri, autotrasportatori, spedizionieri, doganalisti – è gigantesca ma soffre del "mal di competitività". E in un contesto commerciale europeo che non se la passa bene, il futuro si fa cupo. Il mercato africano dei prossimi decenni, sospinto dalla Cina attraverso la via della seta e gli enormi investimenti in atto nel continente, costituirà una salvezza da un'economia che stagna, per l'Italia come per gli altri 26 paesi dell'Unione europea. Per la penisola l'Africa costituisce l'ennesima occasione per diventare una piattaforma logistica del Mediterraneo, un ponte verso il cuore del mercato del Vecchio continente, quello al di là della cintura di castità (Cavour) alpina. «Il driver della nostra economia è l'export, e il 71 per cento di esso avviene in un raggio di 2 mila chilometri: Nord africa, paesi mediterranei, Spagna, Germania, Belgio, Francia, Austria, Svizzera, Olanda», spiega il presidente di Confetra, Guido Nicolini, nel discorso di apertura dell'Agorà, l'assemblea pubblica, tenutasi a Roma, dell'unica associazione di categoria che rappresenta il comparto logistico italiano nel Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel).

«Quello della logistica è un settore che ha grandi potenzialità, ma presenta ancora grandi criticità, soprattutto burocratiche, che vanno eliminate», afferma Tiziano Treu, presidente del Cnel. «Serve - continua - una normativa adeguata ai tempi. L'assemblea del Cnel, in seguito ad un ciclo di audizioni svolte proprio su impulso di Confetra, in cui sono stati ascoltati 34 tra attori istituzionali e protagonisti di tutta la filiera, ha approvato 3 ddl, già annunciati alla Camera, per la semplificazione normativa del settore».

La cattiva notizia: la stagnazione internazionale
Il guaio è che il Purchasing Managers Index (PMI Markit, perché elaborato da Markit Group) delle prime 200 imprese manifatturiere del mondo è ai livelli più bassi dall'ottobre 2012; per la Germania, primo paese logistico d'Europa, addirittura i livelli sono quelli del 2009. Il PMI Markit è l'indicatore della capacità di acquisizione di beni e servizi delle imprese - rifornimenti delle scorte, magazzinaggio, acquisto di materie prime – in sostanza una fotografia dello stato di salute del mercato manifatturiero. Le notizie non sono buone. «Siamo a crescita zero nel Pil 2019 – continua Nicolini -, forse faremo +0,4 per cento l'anno prossimo, sempre che a livello globale si ristabilisca un clima di fiducia e non di guerre industriali, tariffarie e commerciali. Restiamo anche per il 2019 fanalino di coda dell'Eurozona. A soffrirne è stato anche il settore dei servizi logistici e dei trasporti, indirizzati verso una preoccupante stagnazione», spiega Nicolini. Nel 2019 il trasporto stradale segna un +2,3 per cento, ma quello internazionale a carico completo segna un -0,6 per cento. Se nel 2018 il traffico sui valichi alpini è cresciuto del 3,3 per cento, quest'anno crescerà dell'1,1 per cento. Cala il traffico ro-ro (-4,6%), quello rinfusiero liquido (-7,6%), solido (-2,3%) e il trasbordo (-6,5%).

La buona notizia: l'Africa
Le sfide sono tante, nessuna buona. I dazi commerciali tra Cina e Stati Uniti, avviati dal presidente Donald Trump il 13 maggio 2018 (che pare stiano colpendo, per ora, solo i due interessati, spingendo le esportazioni Ue, anche se l'ISPI e l'ISTAT hanno calcolato nel 2018 perdite pari a 4 miliardi di euro per l'economia italiana); la Brexit; l'apertura della rotta Artica, che rappresenta un nuovo strategico corridoio commerciale, un nuovo passo verso il cambiamento climatico e il drastico ridimensionamento del ruolo commerciale del canale di Suez (l'approvvigionamento dell'Unione europea passa principalmente per i porti della cintura anseatica), anche se al momento la rotta artica non può essere ancora una rotta sicura. Ma c'è una buona notizia, l'Africa. Secondo lo United Nations Department of Economic and Social Affairs (Undesa) dell'Onu, in un rapporto ormai entrato anche nel discorso comune, nel 2050 la popolazione del continente africano sarà più che raddoppiata, passando da 1,2 a 2,5 miliardi di persone, crescendo nei prossimi anni a ritmi da Pil cinese (quello di una volta, oggi è già più ridimensionato), come cinesi sono i principali investitori lì. Confetra ha calcolato che negli ultimi otto anni gli investimenti della Cina sono saliti da 16 a 59 miliardi tramite 14 mila piccole e medie imprese cinesi insediatesi in Africa, di cui un terzo manifatturiere. «Possiamo angosciarci perché la rotta Artica potrebbe rendere obsoleti il Terzo Valico e il corridoio Genova-Rotterdam, oppure attrezzarci per essere il gate di accesso in Europa della nuova manifattura sino-subsahariana», afferma Nicolini. Ma per candidarsi a principali operatori di questo corposo traffico commerciale prossimo venturo bisogna darsi da fare a realizzare infrastrutture all'altezza. La ricetta di Confetra si basa, grossomodo, su otto punti:

1. Completamento dei corridoi transeuropei (Ten-T);
2. Incentivi, magari soprattutto fiscali, per mare, ferro e strada;
3. Velocizzazione dei controlli doganali;
4. Semplificazione amministrativa;
5. "Legge sui servizi 4.0";
6. Completamento della riforma dei porti;
7. Realizzazione del documento strategico per il rilancio del cargo aereo
8. Direttiva sul trasporto ferroviario delle merci pericolose

Intanto l'Agenzia delle Dogane sta lavorando con i porti per velocizzare sbarchi e imbarchi. «Con la digitalizzazione reingegnerizzeremo i porti uniformando le operazioni, che cambiano troppo da scalo a scalo», spiega Benedetto Mineo, direttore dell'Agenzia delle Dogane. «Abbiamo già fatto – conclude - accordi con Bari, Ancona, Trieste e Genova, prossimamente li faremo con altri dodici porti, contando di completare il tutto nei prossimi tre anni».

All'assemblea Confetra c'erano anche il giornalista Federico Rampini; il responsabile per i porti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD), Olaf Merk; e il sondaggista Nando Pagnoncelli, amministratore delegato dell'Ipsos, che ha snocciolato un po' di dati sulla percezione negativa che l'opinione pubblica ha della logistica, considerata essenziale ma disordinata. «È un mondo – conclude Pagnoncelli - con un livello di conoscenza molto contenuto da parte del pubblico. Secondo me il settore dovrebbe soffermarsi meno sui numeri, che non sono credibili perché oggi gli esperti non sono considerati come un tempo, e spingere su una comunicazione più generale».