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20 novembre 2019, Aggiornato alle 16,04
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L'Ocse, "Mega navi danno profitto solo agli armatori"

Secondo uno studio dell'organismo economico, l'economia di scala della prossima generazione di portacontainer si ripercuote sui terminal che dovranno spendere e lavorare molto di più, per benefici minimi


Come ogni legge del profitto che si rispetti, le mega navi fanno fare cassa soltanto ai loro proprietari. Perché l'economia di scala vale per gli armatori, che risparmiano sul trasporto utilizzando sempre meno navi per molte più merci, ma a terra c'è da spendere per rifare le gru e approfondire i fondali.
 
Sono le anticipazioni dello studio Ocse firmato da Olaf Merk (e rese note da The Medi Telegraph), in corso di presentazione a Genova all'assemblea Ferport, l'associazione europea dei terminalisti.
 
Si guarda ai prossimi anni, il 2018 in particolare, con l'arrivo in mare, tra Asia ed Europa, di portacontainer vicine i 20mila teu.
 
Ma quale economia di scala
Secondo l'Ocse, una nave da 15mila teu costa gestirla un terzo meno rispetto a una di 9mila teu. Stiamo parlando degli ultimi dieci anni di traffici marittimi container. Ma ora che stiamo entrando nella seconda epoca delle mega navi (2000-2010: 10mila teu; 2010-oggi: oltre 15mila; 2015-2020: oltre 20mila), il risparmio per gli armatori non sarà in queste proporzioni. L'efficienza dei motori e la navigazione a bassa velocità per risparmiare sul carburante, il cosiddetto slow streaming, è più profittevole. 
 
I contribuenti spendono come gli armatori 
A terra bisogna rifare i porti per accogliere questi bestioni. E i porti non sono soltanto di proprietà di una famiglia o di un'azienda ma anche, e fortunatamente, dei contribuenti che, appunto, contribuiscono con le tasse ad espanderli. Per l'Ocse ogni anno la spesa dei trasporti incide per 400 milioni su questo tipo di investimenti: un terzo per nuove gru, un terzo per i dragaggi, un terzo per banchine e interporti.  
 
La meganave è inassicurabile
In realtà è assicurabile, ma per una da 19mila teu ci vuole un miliardo di dollari. Inoltre, è troppo grande per essere portata via in caso di naufragio, e soltanto un pugno di bacini di carenaggio al mondo possono accoglierla per ripararla.
Grandissima nave, grandissimi problemi insomma.
 
Navi floride in un'economia debole
Con i consumi e il flusso del trasporto ai minimi da circa sette anni, l'arrivo di navi così grandi, che richiedono tempi di lavoro maggiori e operai maggiormente specializzati, è un controsenso: i grandi terminal container, che come tutti hanno ridotto il personale negli ultimi anni, dovranno lavorare di più. In Europa forse soltanto un terminal non avrà particolari problemi, quello di Maasvlakte 2. Perché lì, fondamentalmente, non ci lavora nessuno.
 
La burocrazia è fatta di persone
Le meganavi chiedono ritmi di lavoro continui, a fronte di tempi per autotrasporto, dogana, e più in generale uffici pubblici, che invece, essendo composti da persone, ogni tanto hanno bisogno di una pausa.
Tag: ocse - container