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04 aprile 2020, Aggiornato alle 18,32
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Politiche marittime

Lo shipping lancia il suo Green Deal

Con due paper dedicati, ECSA ed ESPO si allineano al grande piano europeo da mille miliardi per eliminare le emissioni di gas serra entro trent'anni

Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, che a metà gennaio ha annunciato il Green Deal

«L'industria navale è pienamente impegnata a sradicare le sue emissioni di gas serra nel più breve tempo possibile, entro questo secolo». Lo afferma Claes Berglund, presidente dell'European Community Shipowners Association (ECSA), in occasione del lancio di un position paper dedicato al Green Deal dell'Unione europea, un piano da mille miliardi in dieci anni in investimenti per l'economia verde che richiederà, secondo l'ESPO, un «livello di cooperazione senza precedenti». Mille miliardi, sia chiaro, che non sono già a disposizione in finanziamenti ma che si contano di "smuovere" entro un decennio. A prescindere dall'impatto concreto che avrà, si tratta di uno dei piani industriali più ambiziosi e complessi dal Dopoguerra.

L'ECSA si allinea alle nuove disposizioni dell'Ue e prevede diverse azioni, tra queste: un nuovo quadro normativo, tutto da scrivere; ricerca di alto livelli sulla propulsione e la carburazione; potenziamento delle autostrade del mare e digitalizzazione. L'ECSA scrive che l'industria marittima europea «mira a contribuire attivamente alle discussioni dell'International Maritime Organization su misure sia a breve che a lungo termine e cerca il sostegno dell'Ue per un approccio coordinato e olistico presso l'organismo delle Nazioni Unite».

Otto gli interventi più importanti, secondo l'ECSA:
1. prendere il comando del processo normativo internazionale;
2. incentivare il trasferimento modale stradale verso aereo e trasporto marittimo di cabotaggio, quello a corto raggio;
3. Ricerca e sviluppo all'avanguardia nelle tecnologie a basse o zero emissioni di carbonio;
4. Ottimizzazione delle call, gli approdi delle navi;
5. Infrastrutture a terra per i carburanti alternativi, depositi e distributori;
6. Istituire un programma di finanziamento verde per l'elettrificazione dei traghetti, il cold ironing;
7. Utilizzare le centrali energetiche offshore per produrre energie rinnovabili;
8. Digitalizzazione.
Per maggiori informazioni, leggete il documento completo.

Anche l'European Sea Ports Organization (ESPO), l'associazione europea dei porti (l'ECSA è quella degli armatori), si allinea al Green Deal europeo e pubblica un position paper analogo a quello dell'ECSA. L'ambizione più grande è quella di azzerare le emissioni di carbonio entro il 2050. Da parte dei porti, la cooperazione richiesta è di un «livello senza precedenti». I porti sono diversi tra loro, sottolinea l'associazione, hanno giurisdizione diversa, che l'Ue vuole allineare sempre più, ultimamente su un aspetto molto delicato, le tasse. Anche per ESPO sarà importante abbattere le emissioni in porto attraverso il cold ironing, una tecnologia che richiede una riorganizzazione della distribuzione e dei costi dell'energia. ESPO prevede che entro i prossimi dieci anni la metà delle emissioni di anidride carbonica prodotta dai porti dovrebbe essere eliminata. Inoltre, sottolinea l'importanza del gas naturale liquefatto come carburante alternativo, la finanziarizzazione delle emissioni attraverso una Borsa dedicata, l'emission trading scheme – per creare un fondo di investimento - e la revisione della tasse sull'energia. Per maggiori informazioni, leggete il documento completo.