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18 settembre 2020, Aggiornato alle 10,07
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Lo scontro Ucina-grandi marchi, le origini

Un riassunto dello psicodramma che ha visto la settimana scorsa l'uscita di un gruppo di aziende nautiche da Confindustria


«Comportamento in evidente disprezzo delle regole del buon diritto». Così Ucina ha risposto in giornata al gruppo di aziende nautiche italiane che venerdì scorso hanno annunciato la loro uscita da Confindustria pochi giorni dopo la respinta della richiesta di accesso presentata dall'associazione Nautica Italiana. Una polemica che parte da lontano, da quando l'anno scorso la stessa Ucina, in coincidenza con il rinnovo della presidenza, si è scissa dando vita a Nautica Italiana, associazione alternativa ad Ucina in cui sono confluiti, tra gli altri, i marchi fuoriusciti da Confindustria la settimana scorsa. 

«Abbiamo accolto fin da subito le sollecitazioni di governo, Confindustria e Regione Liguria a compiere ogni possibile sforzo per una ricomposizione», commenta Carla Demaria, presidente Ucina. «Questo strappo veramente surreale e sopra le righe – continua - danneggia tutto questo lavoro, ed evidentemente questo era il fine, ma anche tutto il comparto della nautica del nostro Paese. Non può sfuggire come il tutto avvenga alla vigilia della conferenza stampa di presentazione del Salone Nautico 2016, programmata per lunedì 25 luglio a Genova, salone fortemente voluto da Ucina e fermamente contrastato dalle poche aziende fuoriuscite».

Lo scontro tra Ucina e Nautica Italiana: le origini
Ucina è l'associazione di categoria che rappresenta dal 1967 in Confindustia le aziende nautiche italiane. La scissione è avvenuta  la primavera dell'anno scorso, qualche giorno prima della nomina, il 27 marzo, di Carla Demaria quale nuovo presidente (sostituiva Massimo Perotti, dimessosi sei mesi dopo esser stato nominato presidente, a maggio 2014). Tre giorni prima Lamberto Tacoli, prevedendo la propria sconfitta, ritirava la candidatura e fondava Nautica Italiana con, tra le altre, dieci aziende uscite in quei giorni da Ucina (che contava allora 340 soci e ottomila dipendenti): Apreamare, Arcadia Yachts, Azimut Benetti, Baia, CRN, Ferrettigroup, Maltese S.p.a., Marina di Varazze, Mase Generators, Salpa. A settembre a Milano veniva presentata la neonata associazione. 
E veniamo ai nostri giorni. Giovedì scorso, il 21 luglio, Confindustria respinge la domanda di ingresso in Confindustria presentata da Nautica Italiana. La motivazione è il riconoscimento oggettivo della maggiore rappresentatività di Ucina rispetto al sistema nautico italiano. Le regole di Confindustria ammettono una sola associazione rappresentativa del sistema della nautica italiana, e questa è Ucina. Da qui, infine, l'annuncio dei quindici marchi (12 considerando l'appartenenza a tre gruppi) aderenti a Nautica Italiana di voler uscire da Confindustria.
 
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