|
napoli 2
01 ottobre 2020, Aggiornato alle 18,41
intersped 2

Informazioni MarittimeInformazioni Marittime

unitraco2
Infrastrutture

I grandi marchi nautici escono da Confindustria

Tanti contributi per un supporto sindacale, scrivono. Meglio dedicarsi alla neonata Nautica Italiana


Non si sentono più rappresentati e così annunciano l'uscita dall'associazione di categoria per antonomasia degli imprenditori. I maggiori produttori italiani di yacht e megayacht, e alcune tra le principali aziende di produzioni industriali nautiche del Paese, escono da Confindustria. 

Le aziende nautiche sono: Apreamare, Azimut-Benetti, Baglietto, Cantiere delle Marche, Cantieri di Sarnico, Colombo, Gruppo Ferretti, Maltese, Mase Generators, Mondomarine e cantieri di Pisa, Opem Sistemi, Perini, Picchiotti, Tecnopool, Viareggio Superyacht, Vismara Marine. 

Decisione motivata dalla ormai prolungata mancanza di attenzione al comparto, affermano in una nota. Confindustria, scrivono, «si limita a svolgere un'attività di supporto sindacale per le aziende a fronte di cospicui contributi». Una disattenzione che «fa scandalo» di fronte alla mancanza di una federazione di scopo, «più volte annunciata e che avrebbe dovuto raccogliere tutti gli operatori del settore».

Il precedente di Ucina
Ragioni simili hanno spinto l'anno scorso i produttori di 60 aziende nautiche ad uscire da Ucina, «che in questi anni non ha saputo bilanciare correttamente le iniziative a supporto della piccola nautica e di quella di grandi dimensioni», concentrandosi invece «principalmente sull'organizzazione del salone nautico di Genova». Ucina, accusano le aziende nautiche italiane, «non presta alcuna attenzione all'innovazione, ma per contro redige bilanci sui quali sono stati sollevati gravi dubbi dall'organo competente, tanto in Ucina stessa quanto in sede confederale». Un'associazione «presieduta da un dipendente di un gruppo francese, il gruppo Bénéteau, diretto concorrente della industria italiana. Un elemento poco compatibile per aziende impegnate a tenere alta l'immagine del made in italy nel mondo». L'anno scorso queste 67 aziende italiane - che impiegano nel loro complesso 4,500 dipendenti diretti, 15mila operatori dell'indotto, un valore della produzione di un miliardo e mezzo di euro e rappresentano l'80 per cento della produzione italiana di imbarcazioni e il 95 per cento del valore delle esportazioni - hanno dato vita a una nuova associazione, Nautica Italiana, che rappresenta, conclude la nota, «un gruppo unito e compatto» con un codice etico e «un pacchetto di proposte normative da sottoporre al governo, tese al rilancio del settore vessato da anni di persecuzioni ed errori da parte di politici e pubblica amministrazione».
 
Nella foto, il presidente Confindustria Vincenzo Boccia