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Il Sistri ha chiuso

Dopo otto anni di non-attività (e tanti soldi spesi in contributi, tecnologia e formazione), il governo cancella il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali

Sergio Costa e Giuseppe Conte

di Paolo Bosso

Dopo otto anni di non-attività, il Sistri ha chiuso. Mercoledì il Consiglio dei ministri ha varato il decreto "semplificazioni" che, tra le altre cose, dal primo gennaio 2019 cancella il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali nazionali, e di quelli urbani della Regione Campania, lanciato dal ministero dell'Ambiente a fine 2009 e mai entrato in funzione.

«È stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali. Un sistema mai entrato effettivamente in funzione, che però ha comportato costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato, che hanno superato i 141 milioni di euro dal 2010 ad oggi», riferisce il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. L'apparato è stato sempre operativo, tant'è che a settembre è stata pubblicata l'ultima guida per produttori, trasportatori e destinatari dei rifiuti speciali. Quello che è mancato è stato tutto il resto.

Che cos'è stato il Sistri
Il Sistri è nato per decreto ministeriale nel dicembre 2009 con una prima fase di collaudo. Sostanzialmente, prevedeva la digitalizzazione dei documenti relativi al trasporto di rifiuti speciali nel territorio italiano e quello dei rifiuti urbani nella Regione Campania. Coinvolgeva i Carabinieri, la Guardia costiera e le imprese ferroviarie nel monitoraggio dei dati e l'ISPRA nell'analisi dei rifiuti. Una black box monitorava gli spostamenti dei mezzi, prevenendo anche il traffico illegale. Un "click day", un primo collaudo, nel 2011, ne ha manifestato i limiti: solo un terzo delle imprese partecipò e tanti furono i malfunzionamenti elettronici e informatici. Il sistema è stato allora rinviato anno dopo anno, fino al 2013, con le imprese dell'autotrasporto – i principali trasportatori materiali dei rifiuti monitorati dal Sistri – che hanno pagato i contributi annuali e investito (sempre quelle con più di dieci dipendenti) in aggiornamenti tecnologici, meccanici e formativi. In otto anni il Sistri si è provato a semplificarlo, tavoli tecnici hanno cercato di riformarlo, diversi sono stati i gestori (la cordata Tim-Almaviva-Agriconsulting nel 2016, che ha sostituito la gestione Selex). Nel 2011 un'indagine della procura di Napoli ha aperto un'nchiesta sull'aggiudicazione del progetto.

«Il Sistri – continua Costa - aveva lo scopo, assolutamente condivisibile e anzi necessario, di tracciare l'intero sistema di rifiuti speciali del Paese, ma non è mai stato operativo. Nel frattempo le imprese aderenti, quelle con più di dieci addetti, hanno dovuto pagare iscrizioni, adeguamenti tecnologici, aggiornamenti per i mezzi e per il personale e infilarsi in un ginepraio di norme, sanzioni, poi sospese, poi riattivate, quindi nuovamente sospese, esenzioni, eccezioni, nuovi obblighi: insomma un inferno normativo durato otto anni».

Secondo i calcoli del ministero dell'Ambiente, dal 2010 ad oggi il Sistri ha fatturato  356 milioni , di cui  141 pagati , così divisi (tra parentesi l'incassato):
2010-2014  290 milioni  ( 90
2015-2018  66 milioni  ( 51 )

«Si tratta di un sistema che avrebbe dovuto sostituire la documentazione cartacea, ma che di fatto non ha mai funzionato; non sempre digitalizzazione significa semplificazione se a monte non si sono razionalizzati i processi; la tracciabilità dei rifiuti non deve comportare oneri burocratici e finanziari insostenibili per le imprese. Resta un tema di legalità nel settore rifiuti che va garantito con sistemi efficienti ed efficaci da individuare col coordinamento dei vari dicasteri competenti"», commenta il presidente di Confetra, Nereo Marcucci, presidente di Confetra.