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17 ottobre 2018, Aggiornato alle 17,08
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Cultura

Il naufragio della Essex e il mito di Moby Dick

Il libro di Annamaria Lilla Mariotti nato da una ricerca tra le baleniere di Nantucket. La recensione di Decio Lucano


di Decio Lucano - DL News

 

Annamaria Lilla Mariotti ha pubblicato per Magenes Il naufragio della baleniera Essex e la leggenda di Moby Dick, un libro di 250 pagine che, lo scriviamo subito, non sono di facile lettura, sono pagine di storia, storia vera che sa di sudore e di sangue; perché la Mariotti sulle baleniere c'è stata a Nantucket, 48 chilometri a sud di cape Cod sovrastata dall'isola Martha's Vineyard. Nantucket è un'isola un tempo abitata da indigeni americani e poi colonizzata da una parte dei quaccheri sbarcati negli Stati Uniti. Si trova a sud del New England, proseguendo quella lingua di terra che si chiama  Long Islands, sulla rotta delle navi che si dirigono o partono da New York. Per tuffarsi nell'Atlantico. Isola tristemente famosa per la collisione del'Andrea Doria.

 

Lilla imposta questo suo lavoro come una tesi di lectio magistralis, sullo scia di un viaggio senza ritorno per le inenarrabili sofferenze dei naufraghi. L'approccio del racconto è scientifico, la Mariotti non lascia niente al caso con tutta la sua enorme documentazione. La baleniera Essex, nel luglio 1819 intraprese  il suo viaggio fatale, che la porterà nell'Oceano Pacifico, allora frequentato ma poco conosciuto nel senso della navigazione ma ricco di prede, soprattutto capodogli; un bastimento di 238 tonnellate di stazza e 28 metri di lunghezza, tre alberi, vele quadre, una randa, 21 uomini di equipaggio, al comando di George Pollard Jr., Owen Chase, primo ufficiale, Matthew Joy, secondo e, categoria di èlite, tre ramponieri di cui due ufficiali.

 

Ma interviene spesso il mozzo Nickerson con osservazioni argute. La Mariotti è andata a Nantucket a scavare tra musei, documenti da biblioteca, da privati, nella casa del capitano Pollard, di Owen Chase, il cui diario molti anni dopo attraverso il figlio e un legale viene messo a disposizione di Herman Melville per la sua opera Moby Dick. Nelle ultime pagine del libro ricco di disegni e fotografie d'epoca, le lettere autografe di Melville dopo l'incontro  con il comandante Pollard, un vero e proprio reperto prezioso. Mariotti ci ha abituati nei suoi scritti che la storia non si può inventare, interpretare, copiare. La storia va prima vissuta (per quel che si può dal lato temporale) e poi scritta.

 

Le pagine ricche di nomi, azioni quasi di guerra, uomini mi ricorda altri grandi scrittori  come Poe e soprattutto  Richard Henry Dana jr. figlio del poeta e giornalista Henry Dana, che nel 1834 si imbarca a Boston come marinaio semplice e dopo un'esperienza di due anni scrisse quel testo memorabile Two years before the mast, certamente influenzato da Melville e da altri giornali di bordo, ma la sua prova lo incoraggia a proseguire, una volta sbarcato, negli studi universitari laureandosi in legge, eserciterà poi la professione di avvocato. Il suo stile giornalistico anche in altre sue opere dovrebbe essere preso in considerazione dalla  nostra magistratura e dalle nostre leggi così zeppe di legalese, burocratese, per confondere le anime dei poveri cittadini.

 

Un altro grande scrittore, Vittorio G. Rossi, racconta negli anni 1950 e '60 nei due libri Nudi o vestiti e L'orso sogna le pere la caccia alle balene, l'indifesa bellezza della natura animale e la lotta dell'uomo per la sopravvivenza, alle Isole Azzorre dai pescatori che le cacciavano ancora con i ramponi cento anni dopo il naufragio dell'Essex. Rossi ha vissuto parecchio tempo con questi cacciatori e ne esamina come sa fare lui il profilo umano, le loro vite, non ama - e lo scrive Melville e il suo Moby Dick -, i narratori di mestiere (ma Melville è un grandissimo poeta e non solo di mare, un narratore di grande caratura stilistica).

 

Noi chiamiamo balene i grandi cetacei, in realtà si tratta di caccia ai capodogli per la varietà di prodotti che si colgono dal loro corpo, ma anche la differenza fisica con la balena. Il capodoglio ha una parte anteriore con un  muso enorme compatto. La velocità feroce con cui si dirigeva verso barche e uomini, per vascelli già malandati dalle tempeste, potevano essere fatali. Naufragare come è successo con l'Essex che dovette mettere in mare le tre lance e iniziare un viaggio di migliaia di miglia fidandosi di qualche osservazione, senza poter fare un punto nave sicuro, senza poter sfamarsi o dissetarsi e iniziare una spaventosa infernale pratica di cannibalismo.

 

Oggi le balene (anch'esse prede ambite) le cacciano con navi speciali e con ramponi sparati dalla prua, per cui questi cetacei non hanno scampo, verranno sventrate e messe nelle celle una volta issate a bordo. Una caccia che ha depauperato nei mari asiatici il 90 per cento delle balene. In quel mare che fu la tomba e la sofferenza senza limiti dell'equipaggio dell'Essex. Chi leggerà il libro della Mariotti, arriverà alla fine delle pagine esausto, questa ordalìa, la Mariotti usa almeno cinque volta questa parola, che ricorda il duro giudizio sulla gente di mare di Van Loon. Ma per una donna che ha per casa il mondo dei fari e la vita nelle baleniere non fa molta differenza.