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14 giugno 2024, Aggiornato alle 13,39
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Il cold ironing quintuplica la potenza energetica dei porti

Puertos del Estado riferisce che si passerebbe da 1 a 2 terawatt. La sostenibilità economica delle banchine elettrificate risiede tutta nei costi per l'utenza finale, cioè l'armatore

(EOPSA/youtube)

L'elettrificazione delle banchine – in gergo "cold ironing" o tecnicamente Onshore power Supply (OPS) – richiede fino a cinque volte la potenza energetica dei porti rispetto alle soglie attuali. Lo ha affermato Manuel Arana, direttore per la pianificazione e lo sviluppo di Puertos del Estado, l'organismo pubblico che gestisce i porti spagnoli.

«L'allacciamento elettrico delle navi significherà cinque volte la potenza installata nei porti, perché i consumi energetici raddoppieranno, passando da uno a due terawatt [TW]», ha spiegato Arana nel corso di un convegno organizzato da Valenciaport tenutosi oggi a Valencia. Sotto questo punto di vista, sottolinea Arana, «i porti fungeranno da hub energetici». Nei porti spagnoli mediamente il 45 per cento delle emissioni provengono dalle navi e il 25 per cento dai terminal, riferisce Federico Torres, responsabile della tansizione ecologica dell'autorità portuale di Valencia.

Leggi anche: I ritardi dei porti italiani sul cold ironing

L'enorme fabbisogno energetico del cold ironing comporta anche una gran quantità di denaro da spendere per erogarlo. L'equilibrio tra questi due fattori è la chiave per la sostenibilità economica del cold ironing. Un tale costo non può infatti essere a carico del solo utente finale, in questo caso la compagnia marittima proprietaria della nave. Si ritroverebbe, infatti, con una "bolletta" salatissima, cosa che non la spingerebbe mai ad abbandonare l'utilizzo dei motori ausiliari a gasolio, il sistema da sempre alla base per far funzionare le navi in sosta in porto. Ragion per cui la sostenibilità economica del cold ironing risiede nell'abbattimento dei costi di erogazione di energia per l'utente finale, tramite, per esempio, convenzioni tra lo Stato in cui risiede il porto e l'erogatore di energia (abbattendo i prezzi del fornitore), oppure tramite sussidi, incentivi, contributi economici diretti dello Stato all'utente finale (abbattendo i prezzi d'utenza). Tutte osservazioni fatte nel 2022 dalla Corte dei conti in relazione a tre grandi porti italiani: Civitavecchia, Venezia e Napoli.

Il Piano nazionale per l'energia e il clima redatto dal ministero dello Sviluppo economico prevede al momento 675 milioni di euro di investimenti in 34 porti, equamente distribuiti tra scali del Nord e del Sud Italia. La potenza elettrica installata sarebbe pari complessivamente a 682 megawatt (MW).

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