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04 luglio 2020, Aggiornato alle 15,15
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Federmar, "Ben vengano le modifiche al Registro"

Il sindacato vede positivamente gli emendamenti di Cociancich, perché premiano le imprese che impiegano marittimi italiani


Un Registro internazionale che ha disatteso gli scopi occupazionali per lo shipping italiano, ben vengano quindi i due emendamenti (al ddl 2228) proposti dal senatore del Pd Roberto Cociancich che premiano le imprese che impiegano marittimi italiani. Lo sostiene il segretario generale Federmar-Cisal, Alessandro Pico, che ha scritto al sottosegretario ai Trasporti Simona Vicari.

Una missiva in cui si sottolinea la necessità di cambiare la politica occupazionale marittima in Italia in termini differenti da quelli indicati ultimamente da Confitarma. A distanza di quasi vent'anni, spiega Pico, la finalità occupazionale del Registro internazionale (istituito nel 1998) «è misaremente naufragata, almeno per i marittimi italiani», «particolarmente tra le qualifiche dei sottoufficiali e dei comuni». Pertanto i due emendamenti di Cociancich vengono giudicati positivamente perché destinano le risorse dello Stato per l'armamento nazionale «a quelle imprese che incentivano l'impiego dei marittimi italiani». Secondo il sindacato l'opposizione di Confitarma appare «abbastanza naturale», considerando che l'associazione armatoriale è avversa a «a un'evenienza che toglierebbe alle aziende associate il potere di giostrare a loro piacimento l'occupazione dei marittimi italiani».

Per Confitarma gli emendamenti in esame rischiano di provocare un drastico calo del tonnellaggio italiano: un'eventualità, una scelta, «prettamente politica» secondo Federmar-Cisal, perché lo Stato è già in perdita: ogni anno «le imposte fiscali che entrano nelle sue casse dall'attività armatoriale, tra vantaggi della Tonnage-tax e del Registro italiano, non arrivano a 20 milioni, mentre per contro ne impegna circa 300 milioni a sostegno del comparto tra sgravi fiscali, contributivi, assistenziali, crediti d'imposta, etc.». «Con la globalizzazione dei mercati – conclude il segretario Pico - appare anacronistico ricorrere al concetto di flotta di bandiera o comunque legata al paese».
 
Immagine in alto: tavola di Quinto Cenni con le divise della Regia Marina a norma dei regolamenti del 1873.