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10 luglio 2020, Aggiornato alle 21,29
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Confitarma, in pericolo la flotta mercantile italiana

Secondo gli armatori italiani, il rischio sarebbe concreto se fossero approvati due emendamenti presentati in Senato


Ci sono due emendamenti che - se approvati - mettono in pericolo 13mila posti di lavoro. A lanciare l'allarme è Confitarma, la Confederazione degli armatori italiani, che punta il dito contro le due proposte presentate dal senatore Roberto Cociancich, relatore del ddl AS 2228 (Legge europea 2015) in discussione alla XIV Commissione del Senato.


"Due emendamenti – si legge in una nota Confitarma – che mettono in pericolo l'esistenza della flotta e degli equipaggi nazionali e costringono le aziende alla delocalizzazione. In breve, si vorrebbe limitare i benefici del Registro internazionale alle sole navi che imbarcano in via esclusiva equipaggi italiani o comunitari".


"Nell'ipotesi in cui i due emendamenti (in discussione oggi, ndr) fossero accolti – aggiunge Confitarma – tutte gli armatori italiani che svolgono traffici internazionali e traffici misti, per fronteggiare la concorrenza, si troverebbero costretti a iscrivere le proprie navi in altri registri comunitari senza alcun vincolo per la nazionalità degli equipaggi, se non addirittura (e questa è l'ipotesi più probabile) a delocalizzare le proprie aziende".


Secondo gli armatori, resterebbero in Italia le sole aziende che svolgono esclusivamente traffici di cabotaggio e quelle dei servizi in concessione. Il vincolo della nazionalità degli equipaggi imposto dagli emendamenti risulterebbe difficile da rispettare anche perché non esiste un'offerta italiana adeguata in particolare per gli stati maggiori (ufficiali di coperta e macchina) e quindi l'esodo risulterebbe una necessità per armare le navi e competere sui mercati internazionali. Si perderebbe quindi tutta l'occupazione marittima italiana oggi impiegata su tali traffici oltre quella a terra e nell'indotto.


"In pratica – conclude la nota di Confitarma – questi emendamenti invece di conseguire una maggiore occupazione, porterebbero a un risultato opposto. In sintesi: la perdita di oltre 13mila posti di lavoro che interessano circa 20mila marittimi italiani e comunitari; la perdita di oltre 500 navi (bulkcarrier, cisterne, navi da crociera, unità ro-ro, traghetti, portacontenitori, unità offshore). Una riduzione di oltre l'80% del tonnellaggio di bandiera!"