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24 ottobre 2020, Aggiornato alle 12,38
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Crociere, il pressing del cluster sul governo

Si moltiplicano gli appelli per rilanciare un settore che nel mondo ha perso ad oggi il 70 per cento dei passeggeri movimentati in un anno. I porti di Palermo e Civitavecchia, i terminalisti di Assiterminal e gli operatori di Venezia: fate presto

(AFP via Getty Images)

a cura di Paolo Bosso

Quest'anno ci sarebbe dovuta essere una crescita mondiale delle attività crocieristiche pari a 32 milioni di passeggeri. Attualmente le previsioni di diversi analisti danno una riduzione di questa stima intorno al 70 per cento, considerando circa 90 giorni di sospensione. Ad oggi, solo per l'Italia, la perdita economica diretta sarebbe pari a 1,4 miliardi per 9 mila posti di lavoro persi. «La ricaduta totale di questo stop ha messo a rischio 3,5 miliardi di mancata ricaduta economica complessiva e oltre 24 mila posti di lavoro», commenta il presidente di Assiterminal, Luca Becce.

Il cluster portuale italiano ha iniziato a fare pressing sul governo, attraverso vari comunicati di agenzia, per spingerlo ad attuare gli ultimi dettagli di forma - ora che la legge lo permette - per autorizzare definitivamente le crociere di cabotaggio in Italia, con partenze da porti italiani senza fare scali di transito. Il tempo delle attese è terminato, riferiscono presidenti dei porti e delle associazioni di categoria. L'industria delle crociere deve ripartire il prima possibile, giusto in tempo per l'alta stagione, altrimenti i danni saranno via via, esponenzialmente, maggiori di quanti non lo sono già.

Assiterminal ha riassunto l'impatto economico del crocierismo in Italia, che è notevole. Nel 2019 c'è stato il record, riflettendo un andamento che fino alla pandemia rifletteva il crocierismo internazionale. L'anno scorso sono stati trasportati 12,2 milioni di passeggeri, in crescita del 10,4 per cento sul 2018. Gli sbarchi e gli imbarchi sulle navi da crociera interessano in tutto 13 regioni italiane, con quattro porti tra i principali scali del Mediterraneo: Civitavecchia, Venezia, Napoli e Genova. I posti di lavoro tra diretto e indotto, prima della pandemia, erano circa 125 mila, il 30 per cento del totale europeo del settore. 53 mila gli occupati diretti, per 1,7 miliardi di euro di retribuzioni. 

«Nel nostro porto le navi Costa e Msc sono parcheggiate da mesi e la necessità che possano tornare a solcare le acque del Mediterraneo in tempi brevissimi si fa sempre più urgente», afferma Francesco Maria di Majo, presidente del primo porto crocieristico italiano, Civitavecchia. Secondo di Majo «è necessario trasmettere un segnale positivo per superare il preconcetto che sulle navi da crociera sia più facile trasmettere il virus. Peraltro, i protocolli elaborati in questi ultimi giorni sembrano rispondere appieno alle esigenze di garantire la massima sicurezza sia ai passeggeri che al personale di bordo. Il porto e l'indotto – continua di Majo - che facevano affidamento sui circa 2,7 milioni di crocieristi tra transiti e turn around, nonché l'intero territorio, hanno già sofferto fin troppo a causa del blocco di un traffico così vitale. Un ulteriore rinvio dell'attività crocieristica determinerebbe danni ancora più ingenti e non più recuperabili».

Anche il sistema portuale di Palermo si è fatto avanti, appellandosi al ministro della Salute, Roberto Speranza, per velocizzare il riavvio delle crociere. Msc Crociere si è detta pronta e Costa Crociere auspica che anche questo settore turistico benefici del recente accordo sul Recovery Fund europeo.

«Il tempo delle parole si è esaurito ed è ormai urgentissimo passare ai fatti», secondo Alessandro Santi, coordinatore della Venezia Port Community (associazione che raccoglie il tutti gli operatori marittimi di Venezia), nonché presidente di Federagenti. «La riapertura – conclude - c'è stata per tutte le altre attività turistiche, non per le crociere, nonostante siano stati predisposti i necessari protocolli di sicurezza ai tavoli tecnici nazionali ed esistano quindi tutte le precondizioni per operare in massima sicurezza».