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22 maggio 2019, Aggiornato alle 08,28
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Armatori

Concessioni e regole nei porti, Assarmatori incontra il Senato

Bilaterale Messina-Casellati. Si è parlato dei recenti casi di Civitavecchia e Livorno e di una riforma della riforma dei porti

Messina e Casellati

Assarmatori incontra il Senato. Il presidente della seconda carica dello Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha ricevuto una delegazione guidata dal presidente dell'associazione degli armatori, Stefano Messina. A Casellati sono state illustrate funzioni, problematiche e prospettive dell'industria armatoriale italiana, il suo strategico ruolo economico, occupazione e logistico.

Si è parlato di Zone economiche speciali, che per Assarmatori vanno estese anche al Nord, in particolare a Genova, ma soprattutto di regole in banchina e concessioni, ultimi casi il conflitto di competenze a Livorno e la "guerra delle banane" con Civitavecchia. «Il sistema portuale - ha detto Messina - presenta ancora troppi coni d'ombra a causa di una riforma portuale in larga parte incompiuta e rivelatasi per molti aspetti carente e inadeguata allo sforzo di efficientamento dei porti». Tuttavia, ha affermato Messina, «in attesa dell'auspicata e a quel che risulta da tutti voluta riforma della legge portuale, progetto al quale Assarmatori è già candidata a collaborare – non si deve dimenticare che le regole ci sono e vanno rispettate da tutti gli operatori».

Quello che bisogna evitare, secondo Assarmatori, è che «i nostri porti e di conseguenza le attività marittime vengano sottratte alle norme e affidate alla discrezionalità delle autorità locali spesso poi censurata dalla magistratura anche penale, il tutto creando un clima di assoluta incertezza per non dire di illegalità diffusa». Stefano Messina ha evidenziato quindi al Presidente del Senato come anche il progetto delle Zone Economiche Speciali, le cosiddette ZES, la cui fattibilità è stata circoscritta ai soli porti del Mezzogiorno, rischia di produrre solo marginalmente i risultati positivi attesi, mentre l'efficacia di questo strumento dovrebbe essere comunque estesa ad altre realtà, in primis a quella genovese, penalizzata in modo cogente dal crollo del Ponte Morandi.