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23 agosto 2019, Aggiornato alle 16,11
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Politiche marittime

Ccnl portuali, 23 maggio sciopero. I sindacati: "Mutamento genetico in atto"

Trattative sul contratto nazionale bloccate da oltre un mese. Tavolo condizionato dalle trasformazioni del terminalismo

Un graffito su dei container, in Cile, dicembre 2018

A quasi un anno dall'ultimo sciopero nazionale (ma per ragioni diverse), Filt-Cgil Fit-Cisl e Uiltrasporti proclamano per il 23 maggio un fermo in tutti i porti italiani. Si chiede la ripresa delle trattative per il rinnovo del Ccnl di categoria, bloccate da metà aprile.

In realtà, le ragioni non sono così diverse da quelle del maggio 2018, quando i portuali scesero sulle banchine per chiedere più garanzie sull'autoproduzione. Secondo le segreterie dei sindacati - che hanno scritto al ministero dei Trasporti, ad Assoporti e alle associazioni datoriali - proprio gli interessi dei gestori dei terminal (società dedicate, armatori, fondi d'investimento) hanno contribuito a questo stallo. «Oggi - scrivono Natale Colombo (Filt), Maurizio Diamante (Fit) e Marco Odone (Uiltrasporti) - rispetto all'impostazione tradizionale del terminalismo portuale conosciuto, il 'mutamento genetico' in atto, attraverso l'ampia partecipazione delle compagnie di navigazione e di fondi finanziari nelle mappe degli assetti societari in molti porti italiani, fa registrare un deciso condizionamento anche sul tavolo contrattuale. Una strategia che ci appare chiara, rivolta a ricavare tagli di costi lungo le filiere di trasporto a spese dei lavoratori dei porti e delle condizioni di lavoro e di sicurezza». 

In questo contesto, il governo è in «silenzio assenso», eludendo il confronto con i lavoratori, cioè con i sindacati. Anche i presidenti delle Autorità di sistema portuale, sono, scrivono i segretari delle tre sigle, «ancora riluttanti a svolgere il loro ruolo di garanti del funzionamento e la redditività delle infrastrutture pubbliche secondo la normativa vigente». Di conseguenza, concludono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, «molti problemi che vanno periodicamente ad incrementarsi a causa di una gestione contraria alla logica di sistema Paese».

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