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26 luglio 2021, Aggiornato alle 17,22
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Autoproduzione e concessioni, Antitrust chiede la fine del protezionismo

In un lungo documento con proposte di legge generali sulla concorrenza, l'AGCM chiede l'abrogazione del comma 4 bis art. 16 e la modifica del comma 7 art. 18 della legge 84/94. In nome della competitività di mercato dell'Italia

(Jay Phagan/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

La limitazione del diritto all'autoproduzione dei servizi e delle operazioni portuali - contenuta nel "Decreto Rilancio", uno dei decreti economici del governo Conte – penalizza la competitività commerciale e andrebbe abrogata. Lo sostiene l'Antitrust, in un lungo documento inviato al governo Draghi con le proposte di legge sulla concorrenza (la materia portuale è trattata da pagina 20 in poi).

Per quanto riguarda il mare, le proposte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sono due, autoproduzione e concessioni portuali. L'assunto generale dell'Antitrust è lo scenario altamente tecnologico, da un lato, e il gigantismo navale, dall'altro, che caratterizzano oggi lo shipping. In un contesto del genere, afferma l'AGCM, garantire corporativamente la protezione dei portuali e rilasciare cumulativamente le concessioni è controproducente per tutti. Mentre con la digitalizzazione e le economie di scala i costi si riducono e la velocità degli interscambi aumenta, il protezionismo senza concorrenza delle storiche compagnie portuali e degli storici terminalisti blocca essenzialmente lo sviluppo infrastrutturale e la competitività, disincentivando l'alta tecnologia come, per esempio, l'automazione, alimentando un circolo vizioso.

Leggi il documento Antitrust inviato al governo

Il DL Rilancio, approvato dal Parlamento l'estate scorsa, è un decreto economico molto grande. Contiene diverse misure per la portualità italiana. Tra queste, la modifica dell'articolo 16 della legge 84/94, quello sulle compagnie portuali. Un intervento criticato dalla maggior parte delle associazioni di categoria, eccetto i sindacati. In poche parole, si limita fortemente la possibilità per le compagnie marittime di usufruire di manodopera di bordo per le operazioni, per esempio, di rizzaggio, carico e scarico delle merci visto che l'autoproduzione viene autorizzata solo quando non ci sono portuali a terra disponibili, il che non accade praticamente mai.

Secondo l'Antitrust «il ricorso all'auto-produzione può essere un elemento importante per contenere l'eventuale potere di mercato delle compagnie portuali e stimolare l'efficienza nella fornitura dei servizi portuali. Inoltre, la norma in questione appare suscettibile di ridurre la competitività dei porti italiani rispetto ai porti limitrofi di altri Stati membri, potendo penalizzare il settore portuale laddove incida sulla scelta dei vettori marittimi di non attraccare nei porti italiani, non potendo ivi svolgere in autoproduzione le operazioni portuali». Per questa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato propone l'abrogazione della norma in cui al comma 4 bis dell'art. 16 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, onde rafforzare le dimaniche competitive e di mercato nell'esercizio delle attività portuali, al fine di accrescere l'attrattività, anche internazionale, del comparto portuale in Italia».

Infine, sulle concessioni l'Antitrust chiede sostanzialmente che se ne elimini il cumulo, se non nei piccoli porti. Una riformulazione dell'art. 18 della legge 84/94, per «individuare criteri certi, chiari, trasparenti e non discriminatori per il rilascio delle concessioni demaniali portuali, nonché per la definizione della loro durata e delle modalità di revoca». In particolare, l'AGCM chiede una riformulazione del comma 7 dell'art. 18, «prevedendo un'applicazione del divieto di cumulo di concessioni per la medesima attività solo per i porti di ridotte dimensioni, al cui interno è più facile che si creino situazioni di potere di mercato, e/o per quelle tipologie di attività che prevedono dinamiche concorrenziali limitate al singolo porto.

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