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04 dicembre 2020, Aggiornato alle 21,47
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Antipirateria, la battaglia silenziosa

Il lavoro delle Guardie Particolari Giurate, tra nuovi predoni del mare e rischio pandemia


di Aldo Cherillo

Marittimi, lavoratori chiave dell'import-export. Ma insieme agli uomini che sul mare svolgono il proprio lavoro ci sono anche operatori impegnati per la loro sicurezza. Il delicato e difficile compito per la protezione di beni e persone dagli attacchi dei ladri: le Guardie Particolari Giurate. E la pandemia aggiunge difficoltà ai naviganti. 

Pirati oggi
La persistenza della pirateria marittima, fenomeno criminale che sembrava dimenticato, è ancora un serio pericolo per l'economia da contrastare con vigore. La situazione del brigantaggio sugli oceani può essere resa ancora più pericolosa se si sottovaluta. Quasi tutto il mercato globale avviene per effetto del trasporto via mare. L'intero sistema che gravita intorno al trasporto per mare sa che si tratta di un fenomeno legato a grandi organizzazioni criminali. Da qui l'esigenza di tutelare la categoria dei marittimi è una priorità che viene ancor prima della salvaguardia dei beni che essi provvedono a trasportare. 

Aree a rischio
I ladri sul mare sono stati in ogni epoca il flagello dei mercantili insieme allo sgomento dei marittimi, terrorizzati dal solo sentirne pronunciare la parola pirati. Predoni che mentre ieri si avvicinavano con il pugnale in bocca su lenti galeoni, oggi lo fanno con i kalashnikov su veloci barchini. Insieme con altre aree del mondo, il Golfo di Guinea, il Corno d'Africa e le acque del sud est asiatico sono adesso le zone più pericolose per il transito delle navi mercantili. 

Gli obiettivi dei predoni
Una volta la pirateria era l'azione brigantesca che era effettuata sui mari per impadronirsi dei beni trasportati dalle navi. Oggi le finalità sono prevalentemente orientate ad ottenere un riscatto per la restituzione della imbarcazione sequestrata insieme al rilascio dell'equipaggio. Quella praticata nelle acque del Corno d'Africa in epoca contemporanea è una pirateria che ha avuto inizio negli ultimi anni del secolo scorso, con riferimento a fatti legati alla guerra civile in Somalia. E rappresenta tutt'oggi una seria minaccia che non esclude nessun paese della Terra.

La protezione del naviglio mercantile
Il contributo dell'Italia alla protezione del proprio naviglio mercantile a rischio di ag-gressione in quelle acque internazionali vide all'epoca la partecipazione a bordo di unità del Reggimento San Marco. Contributo determinante chiuso con la vicenda dell'Enrica Lexie, che innescò una gravissima controversia tra Italia e India sorta in merito all'arresto di due fucilieri di marina italiani (marò), M. Latorre e S. Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani.
Anche l'Imo, International Maritime Organization, è stata direttamente interessata al fenomeno della pirateria. Questa organizzazione marittima internazionale ha raccomandato misure non violente suggerendo difese non letali, quali barriere di filo spinato lungo il bordo delle navi, l'uso di potenti idranti o il rifugio dell'equipaggio in un ca-stelletto impenetrabile. Ma tali rimedi si sono purtroppo rivelati inefficaci. Il diritto internazionale non vieta che team privati armati possano affiancare agli equipaggi a bordo per respingere eventuali attacchi dal mare esercitando il diritto di legittima difesa. 

La normativa
Una prima normativa italiana (il D.M. 266) nel 2012 ha permesso alle società armatrici di potersi avvalere di servizi di protezione attiva da parte di istituti di vigilanza privata con specialisti debitamente preparati. Da qui la opportunità offerta a numerose compagnie private che operano nell'ambito della sicurezza per il contrasto al grave fenomeno, proponendosi come alternativa agli apparati militari statali. L'attività degli operatori privati italiani in ambito marittimo è si svolge attraverso il compito di protezione del naviglio mercantile battente bandiera italiana, di difendere le navi, i loro equipaggi, anche nei porti in cui approdano. Un lavoro molto impegnativo e altamente specializzato affidato a veterani dei contingenti speciali delle forze armate italiane. 

La sorveglianza armata
Molte le imprese presenti nel settore. Tra queste un'azienda leader è la G7 International cui si rivolge la maggior parte degli armatori del nostro Paese. Gli attacchi alle navi, anche se diminuiti di numero, in realtà non sono finiti. Da qualche anno i predoni non sono riusciti a portare a termine un solo sequestro di una grande nave mercantile in transito nella zona a rischio in prossimità della Somalia con a bordo sorveglianza armata. Velocissimi motoscafi, con appoggi in alto mare, inseguono le navi in transito con tentativi di arrembaggio anche nelle più lontane aree del Golfo di Aden, pur se distanti dalle loro basi sulla costa. Fortunatamente le unità mercantili con a bordo personale armato che, al solo mostrare le armi (nel caso rispondono al fuoco con colpi di intimidazione), vedono recedere gli assalitori dalle loro banditesche intenzioni.

Pandemia e lavoro
Ai problemi da imputare agli attacchi pirateschi al naviglio mercantile, altre complicazioni si aggiungono ai rischi ai quali sono sottoposti i marittimi in questo periodo di pandemia in quasi tutte le aree del pianeta. Altra seria difficoltà che influenza negativamente il regolare funzionamento del fondamentale lavoro dei marittimi; che nel mondo sono circa due milioni, è il loro movimento in paesi stranieri. Un argomento di cui si è interessato l'Ilo (International Labor Office), l'ufficio internazionale del lavoro che ha evidenziato il grave problema. Molte, tante le difficoltà che i marittimi incontrano sui loro trasferimenti su altre navi e, peggio ancora, per il loro rimpatrio. "È fondamentale che il diritto dei marittimi di tornare a casa sia garantito durante la pandemia conformemente alle disposizioni della MLC 2006, fatta salva la necessità che le autorità competenti adottino misure proporzionate e specificamente adattate per ridurre al minimo il rischio di contagio".

Consolati e unità di crisi
Non pochi gli interventi dei nostri corpi consolari ed ambasciate sul posto, coordinate dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con l'ufficio unità di crisi che gestisce i movimenti degli italiani all'estero, in particolare per facilitare il rientro dei connazionali. Una speciale sezione è dedicata alla pirateria dalla quale si evince. "Nel corso degli ultimi anni è stata intensa l'azione di contrasto contro il fenomeno della pirateria, che in più occasioni ha agito ai danni del naviglio italiano, ed è ancora presente in diverse aree del globo. L'unità di crisi ha sviluppato collaborazioni con i ministeri dell'Interno, della Difesa, delle Infrastrutture e dei Trasporti, per assicu-rare la massima prevenzione e la più efficace assistenza in caso di attacchi. I continui scambi di informazioni con il comando delle Capitanerie di Porto, le agenzie informative, le Forze Armate e i partner internazionali consentono il costante aggiornamento delle linee di azione". Un lavoro che, considerata l'emergenza sanitaria planetaria in corso dovuta al Covid-19, ha impegnato gli operatori di piazzale della Farnesina a Roma in uno sforzo eccezionale, al quale tutte le migliaia di persone che sono state assistite devono molto.
 

Tag: pirateria - lavoro