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15 ottobre 2021, Aggiornato alle 12,59
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Politiche marittime

Marò, "La pena di morte è un autogol"

Antonio Armellini, ex ambasciatore italiano in India, spiega come questa possibilità da "paranoica" è diventata strumento di pressione per il governo indiano


Antonio Armellini, ambasciatore italiano in India dal 2004 al 2008in un editoriale del Corriere della Sera spiega come l'Italia abbia fatto diverse mosse sbagliate nella gestione del caso dei due militari italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, arrestati due anni fa in India con l'accusa di omicidio di due pescatori. Più di tutte, una preoccupazione "mediatica" eccessiva sulla possibilità che i due marinai italiani possano essere condannati a morte. Una preoccupazione che si è "ritorta contro", trasformandosi nelle mani dell'India in autentico strumento di pressione. Scrive Armellini a conclusione dell'articolo:
«La pena di morte in India è comminata davvero nei casi più rari e all'inizio di questa vicenda Delhi non ci pensava seriamente. Il tema lo abbiamo sollevato noi, pensando forse che il clamore giornalistico potesse rafforzare la nostra posizione. Mentre ha fornito alle autorità indiane un insperato strumento tattico per metterci in difficoltà. Così ora il tema si è fatto reale e corriamo il rischio di dovere un giorno ringraziare Delhi per avere sì condannato Latorre e Girone, ma aver risparmiato loro la pena capitale. Non sarebbe male, come autogol». continua a leggere