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19 aprile 2019, Aggiornato alle 16,31
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Uno statuto speciale per i porti italiani

Come per le ferrovie e gli aeroporti, norme preferenziali per rendere l'attività di banchina un tutt'uno col mercato. Lo chiedono le autorità portuali

Il porto di Trieste

di Paolo Bosso

I porti dovrebbero avere uno statuto speciale, perlomeno quando si tratta di dragare i fondali e riqualificare le banchine. Come per le ferrovie e gli aeroporti, norme preferenziali che sveltiscano le procedure e riducano il sovraffollamento burocratico dei controlli, così da realizzare infrastrutture logistiche in tempi decenti. «Per la programmazione di un'opera in Europa la media è di 164 giorni, in Italia di 280, con 15 enti che per legge devono dare un parere. Ci vuole uno statuto speciale per i porti», rende noto il presidente dei porti della Sardegna, Massimo Deiana, che ha partecipato insieme ad alcuni colleghi allo "Shipping, Forwarding&Logistics meet Industry", tenutosi a Milano, organizzato dalla Clickutility di Carlo Silva, che mette a confronto shipping, istituzioni portuali e logistica di terra.

Procedure, procedure, procedure
Dello stesso parere Carla Roncallo, presidente dell'autorità di sistema portuale (Adsp) della Liguria orientale (La Spezia e Marina di Carrara): «I porti sono un settore escluso dalla logica infrastrutturale che si applica alle ferrovie, finendo così per rincorre il mercato». «Siamo funzionari senza la fiducia dello Stato», secondo il segretario dell'Adsp della Campania, Francesco Messineo. «Il decreto per Genova è stato esemplare», spiega: «l'interesse è stato ricostruire il ponte velocemente. Il commissario nominato è il garante di questo obiettivo, un uomo che ha la fiducia dello Stato. All'inverso, noi funzionari dello Stato non abbiamo la stessa fiducia perché basta che affido una procedura a un avvocato di fiducia, che ha già lavorato per l'Adsp, invece di affidarmi a uno sorteggiato, per essere indagato per abuso di ufficio, senza che ci sia niente di corruttivo o legato a interesse personale». La verità, secondo Messineo, è che «nessuno dei controllori di Stato si interessa dei progetti che vogliamo fare, sono solo interessati alle procedure, non allo sviluppo».

Limonium, polli sultani e conigli
C'è un rapporto conflittuale tra l'attività delle autorità portuali e i loro controllori. Una relazione bizantina, sclerotica, riconducibile, secondo la maggioranza dei presidenti dei porti, alla mancata equiparazione normativa dell'attività infrastrutturale dei porti a quella degli aeroporti e le stazioni ferroviarie. «Nel mio sistema portuale – racconta Ugo Patroni Griffi, presidente dell'Adsp dell'Adriatico meridionale – c'è la xenofobia dei fanghi. Solo quelli provenienti dal nostro porto possono andare a riempire una cassa di colmata». Deiana, dalla Sardegna, porta tre esempi: «un raccordo dei binari è stato bloccato per la presenza del pollo sultano; la scoperta del limonium, una pianta non endemica, ha fermato un'altra opera; infine, la presenza di conigli autoctoni ha bloccato degli interventi in banchina».

Tag: porti