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30 settembre 2022, Aggiornato alle 18,08
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Politiche marittime

Ucraina, 500 marittimi bloccati a bordo di 109 navi

Nelle ultime settimane, grazie ai corridoi umanitari e alla continuità dei servizi, ne sono stati evacuati 1,500. I dati di ICS e IMO

(lotsemann/Flickr)

Secondo l'International Chamber of Shipping e l'International Maritime Organization (IMO) sono poco meno di 500 i marittimi rimasti in attesa di evacuazione a bordo di 109 navi nei porti ucraini del Mar Nero e del Mar d'Azov. Numeri confortanti, considerando che sei settimane fa erano duemila. Nel giro di un mese e mezzo, (intorno al 20 marzo, quindi, tenendo conto che l'invasione della Russia è iniziata il 24 febbraio) tre quarti dei marittimi presenti in Ucraina al momento dell'invasione della Russia sono riusciti a lasciare il Paese.

I marittimi colpiti, sia quelli già evacuati che quelli rimasti a bordo delle navi, provengono in tutto da 27 paesi, la maggior parte dei quali da Filippine e India, seguite da Ucraina, Russia, Cina, Danimarca, Grecia e Turchia. I dati di ICS indicano che la maggior parte delle 109 navi incagliate sono portarinfuse (42) o da carico generale (38). Seguono petroliere, chimichiere, rimorchiatori, merci ro-ro, un rompighiaccio e tramogge a motore.

Oggi l'IMO ha adottato una risoluzione sulle azioni per facilitare l'evacuazione dei marittimi, mentre ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto una via di fuga da quello che ha definito «l'apocalisse di Mariupol». L'ICS sta sollecitando la conservazione dei corridoi umanitari, fino a quando tutti i restanti marittimi non saranno stati evacuati in sicurezza. Il mezzo migliaio di marittimi rimasti in Ucraina rappresentano nella maggior parte dei casi quel che resta degli equipaggi di bordo, rimasti sulla nave per consentire l'evacuazione dei loro compagni di equipaggio senza svuotare la nave lasciandola al suo destino (stiamo parlando comunque di asset da milioni di euro di valore).

I 1,500 marittimi evacuati nell'ultimo mese e mezzo hanno potuto farlo soprattutto grazie ai corridoi umanitari di terra e di mare, senza dimenticare che una buona parte di essi sono andati via semplicemente a bordo della nave dove sono impiegati, seguendo le toccate dei servizi. Per tutti gli altri, questi corridoi comprendevano voli di evacuazione e autobus dai porti, organizzati dagli stessi portuali. Non tutti sono rimpatriati, alcuni sono ancora in attesa di partire lungo la cosa ucraina, anche se in zone più sicure verso Ovest.

L'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l'IMO, l'UNHCR e le organizzazioni umanitarie hanno coordinato le consegne di cibo, acqua e medicinali all'equipaggio rimanente, anche se in alcuni casi la consegna è resa estremamente difficile per il rischio dei bombardamenti o per le difficoltà logistiche di raggiungere gli interessati.

Delle 109 navi bloccate, il grosso si trova nei porti di Mykolaiv (25), Chornomorsk (23), Kherson (16), Odessa (10), Berdyansk (8), Pivdennyi (6), Mariupol (5), Nika Tera (2), Ochakiv (2) , Izmail (1) e Yuzhny (1). Molte si trovano in rada, altre ormeggiate in banchina.