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18 giugno 2021, Aggiornato alle 17,30
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Politiche marittime

Terminal portuali italiani chiedono più ristori

La crisi del settore passeggeri è tutt'altro che passata. Confindustria, Assiterminal, Confetra e Assologistica denunciano perdite per quasi un miliardo di euro, a fronte di soli 26 milioni di indennizzi

(RealCarlo/Flickr)

Utilizzare i ristori non ancora sfruttati e prorogarli, che la crisi è lontana dalla fine. Lo chiedono al governo i terminalisti portuali italiani, che hanno stilato una relazione sullo stato di salute del settore firmata da Confindustria, Assiterminal, Confetra e Assologistica.

26 milioni di euro i ristori ai fatturati mancati erogati finora ai terminal portuali italiani, di cui quello passeggeri è di gran lunga il più colpito dalla pandemia, rispetto a quello merci. Risorse provenienti da quell'articolo 199 del decreto legge 34/2020, il "Dl Rilancio" di maggio dell'anno scorso, e in parte inutilizzate, denunciano le quattro associazioni. «Inoltre – scrivono - il perdurare dell'emergenza per l'anno 2021 ha mostrato l'esigenza di prevedere ulteriori risorse di compensazione», «in particolar modo ai traffici crocieristici e passeggeri, in cui permane un pressoché azzeramento dei fatturati». Per questo «si propone di prorogare la misura della riduzione».

Lo scenario è molto duro. Le perdite del 2020 dei terminal passeggeri italiani si aggirano sui 925 milioni di euro, cifra che comprende i fatturati bruciati dalle imprese che gestiscono terminal, stazioni marittime e servizi accessori e che negli ultimi anni avevano investito 460 milioni in dragaggi, rifacimenti di accosti e stazioni marittime, nuovi collegamenti e servizi di trasporto, da Messina a La Spezia, da Genova a Savona, Taranto, Salerno, Ravenna, Palermo.

Nel 2019 i passeggeri e i crocieristi in Italia, prima destinazione per le crociere nel Mediterraneo, erano stati quasi 12 milioni, che hanno viaggiato su oltre 150 navi e hanno attraccato 4,850 volte in 39 porti e città crocieristiche. Nel 2020 questi numero sono saltati e nel 2021 non c'è stato un rimbalzo, considerando che la mobilità delle persone è ripartita da circa un mese e a livello globale a macchia di leopardo, con molte cautela, con una certa gradualità. Se tutto andrà bene, gli analisti del settore rimandano la ripresa al 2022. 

Sono almeno 14 i mesi di crisi passati finora. I ristori servirebbero a compensare i mancati introiti, ma ad essi dovrebbero aggiungersi il depennamento di centinaia di milioni l'anno di canoni concessori allo Stato, limitando così il rischio di chiusura per diverse imprese che da un anno all'altro non hanno fatturato quasi nulla.
Per Confindustria, Assiterminal, Confetra e Assologistica «vanno assolutamente adottate soluzioni per alleggerire in questa fase i costi delle imprese terminalistiche passeggeri e le imprese di lavoro temporaneo, con misure specifiche di sostegno come quelle adottate per il trasporto ferroviario, aereo, marittimo e, persino, degli ormeggiatori».

Si tratta di aziende a capitale privato che operano in concessione dallo Stato, per le quali la questione della riduzione dei canoni in questa fase di crisi non è più rinviabile. Chiedono pertanto al Parlamento «di farsene carico in sede di conversione del DL Sostegni-bis e al governo di sostenerne l'approvazione».

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Tag: economia