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Porto di Napoli
12 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,31
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Politiche marittime

Taranto avvia i dragaggi al molo polisettoriale

Escavo di oltre due milioni di metri cubi, utili a realizzare una nuova banchina da 430 metri. Fine lavori in primavera 


L'Autorità di sistema portuale del Mar Ionio (Taranto) ha dato il via libera ai lavori di dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi nell'area del molo polisettoriale. Dureranno circa un anno e sono stati affidati alla Astaldi.

L'intervento prevede l'escavo dei sedimenti nello specchio d'acqua antistante il molo polisettoriale, poi, con i materiali di risulta, la realizzazione di una cassa di colmata in radice al V sporgente. Il dragaggio verrà effettuato sia a fini ambientali, cioè per la rimozione dei sedimenti contaminati (caratterizzazione ISPRA: valori di contaminazione maggiori dei limiti di intervento), che di potenziamento infrastrutturale per consentire l'attracco delle navi di ultima generazione che richiedono un fondale di almeno 16 metri e mezzo. Al termine dei lavori, previsto per la primavera, il porto di Taranto disporrà di una nuova banchina di 430 metri sul margine della cassa di colmata. La lunghezza complessiva delle banchine dello scalo pugliese raggiungerà i 2 chilometri e cento per 1 milioni di metri quadri di piazzale dotati di 5 binari ferroviari di oltre un chilometro, direttamente collegati con la rete ferroviaria nazionale.

«L'opera - spiega in una nota l'Adsp del Mar Ionio - si inserisce tra i fondamentali interventi previsti nel D.P.C.M. 17.02.2012 di nomina del Commissario straordinario del porto di Taranto. L'urgente realizzazione, nel pubblico interesse, dell'opera marittima/infrastrutturale riveste la massima rilevanza strategica non solo per lo scalo jonico ma anche per l'intera portualità nazionale, oltre che di rilevante interesse per le implicazioni occupazionali ed i connessi riflessi sociali. Tale circostanza - conclude la nota - consentirà all'AdSP del Mar Ionio di avviare una più chiara ed autorevole interlocuzione con i principali operatori internazionali, potenzialmente interessati all'utilizzo dello scalo jonico».