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08 agosto 2020, Aggiornato alle 12,18
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Tar annulla multa agli armatori del golfo di Napoli

Il tribunale amministrativo del Lazio accoglie il ricorso dei dieci armatori consorziati nell'Acap. Secondo il Tar le indagini Antitrust sono contraddittorie


Dietrofront, non c'è cartello tra le compagnie del golfo di Napoli. Multate a febbraio scorso dall'Antitrust con 14 milioni di euro per un cartello dei prezzi, la prima sezione del Tar del Lazio accoglie il ricorso delle dieci compagnie armatoriali sanzionate dall'Autorità Garante della Concorrenza del Mercato (Agcm). «Nel caso di specie - scrive il tribunale - non si configura un'intesa anticoncorrenziale ai sensi dell'art. 101 TFUE».

Secondo il tribunale regionale, l'indagine Antitrust risulta «contraddittoria», senza «un adeguato supporto probatorio». In particolare, scrive il Tar, l'Agcm «mentre nel luglio 2009 riconosce una certa "patologia" in ottica "concorrenziale"», «nell'ottobre dello stesso anno chiude un procedimento per ritenuta condotta anticoncorrenziale». In sintesi, il Tar accoglie il ricorso degli armatori perché l'Agcm non ha approfondito a sufficienta le indagini.

Le compagnie coinvolte sono Navigazione Libera del Golfo (Nlg), Alilauro, Alicost, Alilauro Gruson, Medmar Navi, Snav , Servizi Marittimi Liberi Giuffrè & Lauro (Smlg), Consorzio Linee Marittime Partenopee (Clmp), Gescab e Aassociazione Cabotaggio Armatori Partenopei (Acap).

La nascita nel 1998 del Consorzio linee marittime partenopee e nel 2007 dell'Associazione cabotaggio armatori partenopei secondo l'Antitrust avrebbe favorito accordi, quindi un cartello, sui prezzi, tale da innescare un mercato anticoncorrenziale.
Le indagini sono iniziate nel 2008, con un procedimento istruttorio dell'Agcm verso imprese private operanti nel trasporto di cabotaggio verso le isole del golfo di Napoli. L'indagine viene chiusa un anno dopo, quando l'Agcm accoglie l'"impegno" delle compagnie interessate a cambiare modus operandi. Viene infine riaperta nel 2013 e chiusa con la multa commiata all'inizio di quest'anno. È stata proprio questa modalità di indagine che ha portato il Tar ad accogliere il ricorso dei dieci armatori napoletani e ad annullare la sentenza dell'Agcm. Bisognava, in sostanza, indagare più approfonditamente e con maggiore uniformità. «I documenti chiamati a sostegno della sua tesi da parte dell'Agcm – si legge nella sentenza del tribunale - appaiono sporadici e privi di certezza in ordine all'effettiva attitudine a conformare la condotta poi sanzionata».