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Politiche marittime

Speciale ambiente / In Europa lo shipping emette il 13 per cento dei gas serra

Agenzia europea dell'ambiente e Agenzia europea per la sicurezza marittima pubblicano il più completo studio mai fatto per l'Unione europea, fotografando un settore cruciale per l'economia che dovrà rinnovarsi profondamente

(Roderick Eime/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

Il trasporto marittimo – come riferiscono i tanti studi del settore degli ultimi anni - emette appena il 2 per cento dei gas serra, anche se è una media globale. In Europa, per esempio, questa quota sale del 13 per cento, pur restando molto al di sotto di altri mezzi di trasporto come il camion. Un inquinamento che nei prossimi decenni è destinato, se si concretizzassero le politiche ambientali come il Green Deal europeo, a diminuire drasticamente. Gli ultimi dati provenienti dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e dall'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) fanno un po' di chiarezza su quanto pesi sull'ambiente lo shipping nel trasporto prevalentemente mercantile. È il primo studio europeo redatto dalle due agenzie e uno dei più completi fatti finora, presentando dati che vanno oltre quel generico due per cento.

Leggi lo studio completa di AEA | Leggi lo studio completo di EMSA

Le navi mercantili inquinano e inquineranno sempre di più man mano che aumenterà la domanda mondiale, parallelamente alla crescita della popolazione e alla nascita di nuovi mercati, o allo sviluppo di quelli esistenti. Negli ultimi decenni la nave è stata responsabile anche dell'inquinamento acustico sottomarino, oltre all'introduzione di tante specie allogene tramite le acque di zavorra. Ma lo shipping è l'ossatura della globalizzazione, ha un'economia di scala irragiungibile da qualsiasi altro mezzo di trasporto, percorrendo mezzo pianeta con grande affidabilità. Inoltre, le navi del futuro, pur aumentando significativamente di numero, inquineranno decisamente meno di oggi.

Il rapporto di AEA ed EMSA è molto approfondito. Valuta la reperibilità dei combustibili alternativi, delle batterie e dell'alimentazione elettrica delle navi dalle banchine (il cold ironing), fornendo un quadro completo della loro diffusione nell'Ue. Delinea inoltre le sfide future poste dal cambiamento climatico per l'industria, compreso il potenziale impatto dell'innalzamento del livello del mare sui porti.

Con il 77 per cento del commercio estero europeo e il 35 per cento di tutto il commercio in valore tra gli Stati membri dell'Unione europea, il trasporto marittimo è una parte fondamentale della catena di approvvigionamento internazionale. Nonostante un calo dell'attività di spedizione nel 2020 per via della pandemia, si prevede che il settore crescerà fortemente nei prossimi decenni, alimentato dalla crescente domanda di risorse primarie e dal trasporto di container.

Il rapporto mostra che le navi producono il 13,5 per cento di tutte le emissioni di gas serra derivanti dai trasporti nell'Ue, dietro le emissioni del trasporto stradale (71%) e del trasporto aereo (14,4%). Le emissioni di anidride solforosa (SO2) delle navi che fanno scalo nei porti europei sono state di circa 1,63 milioni di tonnellate nel 2019, una cifra destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi decenni a causa di norme e misure ambientali più rigorose.

Si stima che il trasporto marittimo abbia contribuito al fatto che i livelli di rumore sottomarino nelle acque dell'Ue sono più che raddoppiati tra il 2014 e il 2019, ed è stato responsabile della metà di tutte le specie non indigene introdotte nei mari europei dal 1949. Tuttavia, anche se il volume del petrolio trasportato via mare è in costante aumento, solo otto sversamenti accidentali di petroliere di medie e grandi dimensioni su un totale mondiale di 62 si sono verificati nelle acque dell'Ue negli ultimi dieci anni.

«Sebbene il trasporto marittimo abbia migliorato la sua impronta ambientale negli anni passati, deve ancora affrontare grandi sfide», spiega Adina Vălean, Commissario europeo per i trasporti. «Le nostre politiche mirano ad aiutare il settore ad affrontare queste sfide, sfruttando al meglio soluzioni innovative e tecnologie digitali». 

«Il messaggio è chiaro: si prevede che il trasporto marittimo aumenterà nei prossimi anni e, se non agiamo ora, il settore produrrà sempre più emissioni di gas serra, inquinanti atmosferici e rumore sottomarino», commenta Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l'ambiente, gli oceani e la pesca. «Una transizione graduale ma rapida del settore è fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e avanzare verso la neutralità del carbonio. Ciò creerà anche nuove opportunità economiche per l'industria dei trasporti europea nell'ambito della necessaria transizione verso un'economia blu sostenibile. La sfida è immensa, ma abbiamo le tecnologie, le risorse e la volontà per affrontarla». 

«Ogni parte di questa catena, dai porti al settore della costruzione navale, dagli spedizionieri ai settori finanziario privato e pubblico, deve essere inclusa nella nostra spinta verso la sostenibilità», secondo Maja Markovčić Kostelac, direttore esecutivo dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima.

«Sebbene siano già stati compiuti passi sulla base delle politiche europee e internazionali, bisogna fare molto di più», aggiunge Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'Agenzia europea dell'ambiente.

Principali impatti sull'ambiente
Emissioni di gas serra: nel 2018 le navi che fanno scalo nei porti dell'Ue e dello Spazio economico europeo hanno generato 140 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica, circa il 18 per cento di tutte le emissioni di questo tipo generate dal trasporto marittimo in tutto il mondo.

Inquinamento atmosferico: nel 2019 le emissioni di anidride solforosa (SO 2) delle navi che fanno scalo nei porti europei sono state di circa 1,63 milioni di tonnellate, circa il 16 per cento delle emissioni globali di SO2.

Rumore sottomarino: le navi creano rumore che può influenzare le specie marine in modi diversi. Si stima che tra il 2014 e il 2019 l'energia acustica irradiata sott'acqua totale accumulata sia più che raddoppiata nelle acque dell'Ue. Le navi portacontainer, le navi passeggeri e le petroliere generano le più alte emissioni di energia acustica dall'uso dell'elica.

Specie non indigene: nel complesso, dal 1949, il settore dei trasporti marittimi ha rappresentato la maggior parte delle specie non indigene introdotte nei mari dell'Ue, quasi il 50 per cento di tutte le specie, con il maggior numero riscontrato nel Mediterraneo. Un totale di 51 specie sono tutte classificate come ad alto impatto, il che significa che possono influenzare gli ecosistemi e le specie autoctone. Il rapporto rileva inoltre i dati limitati disponibili per valutare il pieno impatto su habitat e specie.

Inquinamento da idrocarburi: su un totale di 18 grandi fuoriuscite accidentali di petrolio nel mondo dal 2010, solo tre sono state localizzate nell'UE (17%); un migliore monitoraggio, applicazione e sensibilizzazione sta contribuendo a ridurre gli eventi di inquinamento da idrocarburi, anche se la quantità di petrolio trasportata via mare è in costante crescita negli ultimi 30 anni.

Il trasporto marittimo dell'UE deve affrontare un decennio cruciale per la transizione verso un settore più sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Secondo la relazione, la maggior parte delle navi che fanno scalo nell'Ue ha già ridotto la propria velocità fino al 20 per cento rispetto al 2008, riducendo così anche le emissioni. Inoltre, combustibili e fonti energetiche non tradizionali, come biocarburanti, batterie, idrogeno o ammoniaca, stanno emergendo come possibili alternative per la navigazione, con il potenziale per decarbonizzare il settore e portare a zero emissioni. Infine c'è il cold ironing, l'alimentazione a terra (dove le navi spengono i motori e si collegano a una fonte di alimentazione a terra mentre sono ormeggiate in porto) può anche fornire una fonte di energia pulita nei porti di navigazione marittima e interna.

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Tag: ambiente