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20 novembre 2019, Aggiornato alle 16,04
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Sicilia fra terra e mare in bicicletta

Con il periplo dell'Isola, il giornalista Sergio Aji conclude il suo giro d'Italia su due ruote

Trapani

testo e foto di Sergio Aji

Dulcis in fundo, concludo il mio personale giro d'Italia con il tour della Sicilia. Sbarco a Palermo a metà luglio con l'obiettivo di percorrere tutta la costa in senso antiorario, cercando di tenermi vicino al mare e lontano dalle alture. A Trapani, tra i vicoli del molo Sanità, rifiuto categoricamente di affidare la mia bicicletta al verricello che la proprietaria del B&B insiste a chiamare "montacarichi", e lego il mio cavallo d'acciaio al corrimano, sperando di ritrovarlo. Il palazzo pare la grotta di Betlemme: buio, coi fili della luce penzolanti e le scale così strette che faccio fatica a percorrerle con le borse. Dietro le porte e le finestre chiuse con un lenzuolo mi spiano occhi di bimbi, splende perenne l'icona smisurata del televisore. 

A Calatafimi, dove Garibaldi sconfisse le truppe borboniche, il vecchio custode del sacrario mi accoglie incredulo al termine di una micidiale salita senza un filo d'ombra, e mi accompagna sul campo di battaglia, lungo il viale di cipressi costeggiato dalle targhe commemorative dei caduti in camicia rossa. A Mozia, tra i riquadri color pastello delle saline, quasi mi rompo un piede arrampicandomi sui resti delle mura che difesero la colonia punica dall'assedio dei siracusani. Nelle sale del museo le punte di freccia siceliote sono poste vicine a quelle moziesi, le riconosci perché molte hanno la punta deformata dall'impatto contro le fortificazioni di pietra. Ancora pochi chilometri e mi insabbio sulle spiagge di Mazara del Vallo, punteggiate dagli enormi funghi di cemento grigio dei bunker della Seconda Guerra Mondiale. La Sicilia ne è piena. Fanno silenziosamente la guardia tra i campi, fissano gli incroci delle strade con le loro orbite vuote, tondeggiano all'entrata delle piazze. Alla Scala dei Turchi (una antichissima formazione rocciosa costiera dove i pirati saraceni si riparavano dalle tempeste) ho la fortuna di capitare nel bel mezzo delle preselezioni per Miss Italia, accanto a un fotografo che si ostina a riprendere quelle belle ragazze rigorosamente controluce. 

A Ragusa Ibla faccio conoscenza con un cicloturista francese ancora più attempato di me che mi dice di aver attraversato anche lui tutta la penisola. La notte nel B&B non chiudo occhio a causa di una coppia di ragazzi che fa furiosamente l'amore nella stanza affianco, ma mi consolo prosciugando la riserva di vino messa a disposizione dal padrone di casa. A Gela ho un'interessante conversazione con un autista di autobus. È d'accordo con me che i vasi greci esposti nei musei siciliani siano di qualità mediamente superiore a quelli visibili in Grecia, e che la causa sia da ricercarsi nel fatto che si trattava di un prodotto d'esportazione, sul cui costo finale gravavano i rischi e le spese del trasporto per mare. È contento della diffusione dei B&B e del turismo, ma lamenta le sorti dell'agricoltura locale: "Una volta qui un contadino con 100 ettari coltivati a grano ci campava la famiglia e mandava pure i figli all'Università. Adesso il grano lo importiamo dal Canada e qui nessuno lo coltiva più. Non conviene". 

In un paesino tra Noto e Siracusa sono inseguito da una banda di ragazzini in bicicletta ("Vai a Siracusa in bicicletta? Ma sei matto?"). Però poi mi indicano la strada giusta. Tra Messina e Palermo sono costretto a fare soste di una sola notte perché si è ormai a ferragosto e i prezzi sono improvvisamente diventati insostenibili. A Palermo mentre raggiungo l'alloggio tutt'a un tratto capisco che è finita. L'avventura cominciata sette anni fa al Brennero, e che mi ha portato in tutte le regioni d'Italia, è conclusa.