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17 settembre 2021, Aggiornato alle 08,15
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Shipping senza gas serra, gli esperti: "Prossimi dieci anni decisivi"

Uno studio del Lloyd's Register e del Financial Times mette in chiaro che gli enormi investimenti richiederanno regole uniformi e accessibili, altrimenti i ritardi della logistica diventeranno la normalità

Le tracce delle navi in un canale portuale olandese (NASA Goddard Space Flight Center/Flickr)

Un nuovo studio redatto dal Lloyd's Register insieme al Financial Times rileva un «potenziale sconvolgimento» nello shipping e nella catena di approvvigionamento globale dovuto all'incertezza della transizione energetica, con gli esperti del settore che chiedono alle istituzioni pubbliche e alle grandi aziende private di trasformare l'ambizione in azioni immediate. Questo decennio, riferisce il rapporto, sarà decisivo e se la transizione non avverrà in modo uniforme, su scala globale, si rischia di rendere la logistica sempre più inaffidabile con ritardi e blocchi delle merci che diventeranno la normalità.

Leggi il rapporto del Lloyd's Register e del Financial Times

Il rapporto si chiama How To Make Shipping's 'Decade of Action' a Reality. Il punto di partenza è che l'azzeramento delle emissioni di anidride carbonica nel trasporto marittimo sarà tra le più significative della storia per il settore, caratterizzato da enormi investimenti e dall'utilizzo di tecnologie sperimentali. Il problema è che manca una pianificazione organica, per esempio tramite una legislazione internazionale reattiva, coerente e assorbita velocemente dagli Stati, cosa che genera troppe incertezze con ricadute sulla catena logistica. Lo studio esorta il settore pubblico e privato a lavorare all'unisono per indirizzare i finanziamenti nelle tecnologie emergenti più promettenti e per sostenere le piccole imprese che non sono in grado di attuare da sole la decarbonizzazione. Inoltre, sottolineano l'importanza delle infrastrutture, come la disponibilità di combustibili alternativi per la navigazione nei porti, per garantire che le navi del futuro possano consegnare merci su base veramente globale.

Il punto è che lo shipping è un'industria del trasporto globale, in cui cambiamenti locali si fanno sentire ovunque (si pensi alla congestione dell'ultimo anno, con pochi porti come Los Angeles o Tianjin che non riescono a smistare la merce velocemente, influendo sul traffico di una miriade di scali commerciali). Gli esperti di shipping sono concordi nel ritenere questo decennio fondamentale, con i consumatori, gli investitori e i governi che richiedono sempre meno emissioni alle aziende. Se non si riuscirà a compiere questa transizione per tempo si rischierà di avere sempre più beni bloccati, perdite finanziarie e norme troppo complesse a cui adeguarsi totalmente. Tuttavia, sono concordi nel ritenere che la transizione energetica, pur essendo tremendamente costosa, ha un costo che potrà essere  assorbito lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Attualmente, circa l'80 per cento delle merci trasportate in tutto il mondo dipende dal trasporto marittimo e il settore marittimo rappresenta quasi il 3 per cento delle emissioni globali di gas serra (anche se localmente, per esempio in Europa, la quota è decisamente maggiore). «La nostra industria non si chiede più se o quando dovrebbe avvenire la decarbonizzazione. Sappiamo che dobbiamo agire ora. La domanda che rimane è come l'industria marittima porterà cambiamenti significativi durante questo cruciale decennio di azione», spiega Nick Brown, amministratore delegato del Lloyd's Register.

«L'istinto naturale di qualsiasi settore sarà quello di cercare di posticipare la regolamentazione. Un istinto sbagliato perché il clima sta cambiando. Non c'è più ambiguità su questo punto. Il costo di questa transizione sarà inferiore quanto prima ci si concentrerà sulla roadmap futura e quanto prima inizierà l'adeguamento», spiega Jim Barry, chief investment officer di BlackRock Alternatives Investors.

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Tag: ambiente