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06 dicembre 2019, Aggiornato alle 17,29
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Politiche marittime

Serve una riforma anche per Assoporti?

Si allarga il fronte di quelli che chiedono un nuovo organismo che contribuisca più efficacemente all'associazionismo delle autorità portuali

Daniele Rossi (Deutsche Verehrs-Zeitung)

a cura di Paolo Bosso

Si amplia il fronte che chiede una riforma di Assoporti. Ad affiancare il presidente del sistema portuale palermitano, Pasqualino Monti (già presidente dell'associazione dei porti italiani), quello della Sicilia orientale, Andrea Annunziata, e il presidente del sistema portuale di Venezia, Pino Musolino, ora c'è anche Paolo Emilio Signorini, presidente del sistema portuale di Genova. Quattro critiche da tre aree differenti che vanno a formare un triangolo rovesciato: Alto Tirreno e Alto Adriatico a fare da base, il centro del Mediterraneo al vertice.

Si chiede qualcosa di nuovo con una nuova missione, che «faccia le cose in modo diverso», spiega il presidente dell'Autorità di sistema portuale della Liguria occidentale. La riforma dei porti avviata alla fine del 2016 ha accentrato la governance cercando di spingere le nuove autorità di sistema verso un naturale associazionismo. Era l'idea 'centralista' dell'allora ministro dei Trasporti del governo Renzi, Graziano Delrio. Le autorità portuali sono state accorpate in autorità di sistema, sono stati creati Comitati di gestione senza privati e avviata una Conferenza delle autorità portuali che finora si è riunita poco. E il Codice degli appalti è da rifare, ma questa è un'altra questione.

Recentemente Assoporti, guidata da Daniele Rossi, presidente del sistema portuale di Ravenna, ha modificato il suo statuto introducendo quattro vicepresidenti per gestire quattro macro-aree territoriali. Ha inoltre iniziato a discutere la possibilità di nominare un presidente per concorso pubblico anziché incaricare uno dei presidenti delle autorità di sistema portuale. Ma la questione sollevata da Monti, Musolino e Signorini riguarda la funzione che un'associazione come Assoporti dovrebbe avere nell'assetto che la portualità italiana ha assunto negli ultimi anni, considerando che le autorità di sistema tendono naturalmente, per come sono state pensate, e anche attraverso le Conferenze, a fare associazionismo interno. Secondo Signorini, Assoporti «in questi due anni e mezzo non ha sentito i cambiamenti, non si è evoluta, non ha sentito sollecitazioni che invece altri soggetti hanno sentito».

Il sistema portuale genovese lascerà Assoporti? Per Signorini è ancora presto per parlarne. «È una decisione che vorrei verificare con il ministro e il presidente della Regione che mi hanno nominato, sento però il bisogno di un organismo nuovo».

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Tag: assoporti