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Porto di Napoli
16 novembre 2018, Aggiornato alle 11,30
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Rivoluzione porto di Rotterdam, -95% di CO2 in vent'anni

La port Authority annuncia un ambizioso programma fatto di carbon price e sussidi. Ma dovrà basarsi su una coalizione di Stati. Castelein: "Bisognerà essere radicali"


di Paolo Bosso

La Port of Rotterdam Authority vuole una politica energetica radicalmente nuova nel giro di vent'anni, da attuare in due fasi: una di transizione, abbassando il tenore di sostanze nocive nei combustibili marittimi, un'altra radicale, dove il bunker verrà sostituito da combustibili del tutto puliti. Per cominciare, ha chiesto al governo olandese di formare una coalizione con i Paesi del bacino anseatico concordando un carbon price comune, quel sistema di pagamento – una tassa sostanzialmente – per le aziende che emettono anidride carbonica. Per la precisione, tra i 50 e i 70 euro per tonnellata. Dal canto suo, il porto ha annunciato un incentivo di 5 milioni di euro per sostenere gli armatori e i noleggiatori che sperimentano carburanti con basso o nullo (per esempio l'LNG) contenuto di anidride carbonica nei combustibili marittimi.

Proposte e iniziative che arrivano da Allard Castelein, amministratore delegato dell'autorità portuale di Rotterdam, nel corso dell'Energy in Transition Summit 2018, tenutosi al Rotterdam Drydock Company (RDM Rotterdam), un ex sito industriale del porto olandese oggi centro di ricerca e luogo per eventi.

Carbon price
I Paesi Bassi, insieme alla Scandinavia e alla Norvegia, sono Stati che sperimentano massicciamente l'uso di energia pulita. Solo nella città di Rotterdam sono in cantiere più di 40 progetti che supportano industrie e navi con tecnologie che abbattono le emissioni. L'ipotesi lanciata da Castelein è quella di rincarare il prezzo della CO2 in concomitanza con la nuova politica ambientale che dal 2020 obbligherà le navi mercantili di tutto il mondo a navigare con una bassa percentuale di zolfo.  Secondo Castelein un prezzo significativamente superiore del carbon price stimolerà gli investimenti in tecnologie pulite e innovative. «Un prezzo – spiega - compreso tra i 50 e i 70 euro per tonnellata di CO2 stimolerà le aziende ad investire in soluzioni di cui abbiamo veramente bisogno per realizzare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima», quelli della COP21, stipulati a novembre 2015 e recepiti dall'International Maritime Organization l'anno dopo con la nuova politica sul tenore di zolfo (fino al 13 aprile è in riunione il Marine Environment Protection Committee). 

20 milioni di tonnellate meno
Dal canto suo, il porto di Rotterdam vuole ridurre le emissioni di CO2 di 20 milioni di tonnellate l'anno a partire dal 2030, pari alla metà di quelle emesse nel 1990. Secondo una ricerca dell'istituto Wuppertal, ogni anno il porto, attraverso l'area industriale e logistica, emette nell'atmosfera 25 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il 12 per cento delle emissioni nazionali, pari a 206 milioni di tonnellate (il 4,6% delle emissioni dell'Europa a 28 nel 2015, dove il primo produttore è stata la Germania, seguita da Francia e Italia). Di queste 25 milioni di tonnellate, quasi tutte (21,5) provengono dal trasporto marittimo. La prospettiva 2030 equivale quindi a un taglio del 95 per cento. Metà dei tagli si potranno fare migliorando l'efficienza, ma il resto proverrà solo da tecnologie e combustibili del tutto nuovi. «Intorno al 2050 avremmo bisogno di una radicale trasformazione del sistema», secondo Castelein. Secondo Wuppertal i combustibili del futuro saranno il gas naturale, l'elettricità, l'idrogeno e il metanolo.

Una coalizione anseatica
Quello che si deve evitare è l'autarchia degli Stati. «Non appoggio un approccio solista, come quelo del Regno Unito con la produzione di elettricità. In quanto luogo di transito, i Paesi Bassi sono strettamente collegati ai Paesi circostanti. Una coalizione europea nord-occidentale garantirebbe parità di condizioni per l'industria», conclude Castelein.

Immagine in alto, l'area di Maaslavkte