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24 settembre 2020, Aggiornato alle 20,12
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Politiche marittime

Presidenti dei porti, si ammorbidisce il criterio di revoca

Un emendamento al Dl Semplificazioni rende possibilista il commissariamento di un'Autorità di sistema portuale e centralizza maggiormente il ministero dei Trasporti. Cancellata la causa per disavanzo di bilancio

Andrea Ferrazzi, capogruppo PD al Senato in Commissione Ambiente

Nel processo di conversione in legge, il Dl Semplificazioni di arricchisce di novità per i porti. La revoca del mandato di un presidente dell'Autorità di sistema portuale italiana sarà più complicata e meno automatica da avviare, sopratuttto in caso di mancata approvazione di bilancio. È uno degli ultimi emendamenti approvati oggi dal Senato, dopo quello che ha inserito sgravi per incentivare il cold ironing

La revoca del mandato del presidente e lo sciogliemnto del Comitato di gestione si fa possibilista. Viene modificato l'articolo 7 della legge 84/94, quello che prescrive il funzionamento degli organi dell'Autorità di sistema portuale. Al comma 3 ora possono essere disposti, e non più semplicemente disposti, la revoca del mandato di presidente e Comitato di gestione. In questo modo il ministero dei Trasporti vede maggiormente centralizzata la sua funzione di controllo visto che starà a lui decidere subendo di meno l'automatismo della norma.

«D'ora in poi nessuno potrà far decadere un presidente di Autorità Portuale per mere beghe politiche. Con oggi spero possa aprirsi una fase nuova per i porti italiani, che hanno bisogno di ritrovare una piena centralità», ha commentato a Port News Andrea Ferrazzi, capogruppo PD al Senato in Commissione Ambiente.

L'ultimo caso di revoca di mandato per ragioni legate all'approvazione di bilancio è stato nel porto di Venezia, quando ad agosto il presidente dell'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Settentrionale, Pino Musolino, è stato nominato commissario dell'Adsp che presiedeva dopo la mancata approvazione del bilancio consuntivo 2019 per il voto contrario di Regione Veneto e Città metropolitana di Venezia, nonostante rispettasse i parametri stabiliti dalla legge, ovvero l'approvazione entro la scadenza e senza disavanzo. Il voto contrario è dovuto a un residuo passivo di 7 milioni, considerato stralciato dal ministero dei Trasporti nell'interesse del sistema portuale. 

Cancellato anche il criterio di revoca per disavanzo di bilancio pubblico, sostituito da «gravi irregolarità» tali da compromettere il funzionamento dell'Autorità di sistema portuale.

«Quanto accaduto a Venezia ha del paradossale - afferma Ferrazzi - il bilancio era stato redatto nei tempi previsti dalla legge e presentava i conti in ordine. Non è stato votato per beghe politiche interne. Di fatto l'attività dell'AdSP è stata paralizzata e il suo presidente revocato per logiche estranee a quelle del buon governo».

«Il ministero dei Trasporti ha tutto il diritto di poter valutare come viene gestito un porto, che comunque rimane un bene pubblico», conclude Ferrazzi, «chi guida le Adsp deve poter essere valutato sulla base dei risultati di gestione».

Tag: nomine - porti