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Porto di Napoli
19 dicembre 2018, Aggiornato alle 15,26
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Infrastrutture

Porto di Napoli, ritornano 111 milioni del Grande progetto

La Commissione europea rifinanzia una quota del vecchio FESR 2007/13. Ora l'Adsp può avviare i lavori per le ferrovie interne, il sistema fognario, la diga foranea, i fondali e i pannelli solari. L'elenco di tutte le opere fatte e da fare

La zona di Ponente del porto di Napoli

di Paolo Bosso

Estensione della rete fognaria, ammodernamento degli accessi stradali e ferroviari, pulizia del fondale marino, estensione della diga foranea Duca D'Aosta e installazione di pannelli solari. Continua il processo di recupero del Grande progetto del porto di Napoli con il ri-finanziamento di vecchie opere. La Commissione europea, nel quadro della politica di coesione, ha adottato cinque «importanti progetti finalizzati al miglioramento dei trasporti e delle infrastrutture idriche e alla conservazione del patrimonio culturale della città di Napoli», per un totale di 868 milioni di euro, di cui 111 milioni per l'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale (Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia) che rimettono a disposizione risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013. Così, la Regione Campania li ha inseriti tra le opere da finanziare, a una settimana dal bilancio dei primi nove mesi del sistema portuale campano.

Si tratta di una quota sostanziosa, fondamentale per mandare avanti un progetto di espanzione e riqualificazione da oltre 153 milioni che interessa quasi tutto lo scalo, un fronte mare che va dalla Darsena di Levante all'Immacolatella Vecchia. I 111 milioni finanzieranno 5 opere, ovvero:

1. Completamento della rete fognaria  22 milioni  (contratto firmato, prossimo passo: progettazione esecutiva)
2. Collegamenti ferroviari e stradali interni  31,6 milioni  (contratto firmato, prossimo passo: progettazione esecutiva) 
3. Allestimento cantiere di restauro di archeologia subacquea  6 milioni  (contratto firmato, prossimo passo: progettazione esecutiva)
4. Prolungamento diga foranea Duca D'Aosta  20 milioni  (gara da lanciare)
5. Efficientamento energetico  10 milioni  (da fare progetto definitivo ed esecutivo)

Resta fuori, o almeno non è stata indicata dalla Commissione europea:

6. Messa in sicurezza darsena Marinella  12 milioni  (in fase di progetto definitivo)

 Per un totale di circa 101 milioni di euro , sufficienti quindi a coprire il fondo messo a disposizione da Bruxelles.

«Migliorando l'accessibilità del porto, i lavori finanziati dall'Ue consentiranno il trasporto via ferrovia di volumi maggiori di merci da e verso le navi, con conseguente riduzione dell'inquinamento atmosferico nella zona», afferma la Commissione Ue in una nota. Questi lavori riguardano i soli collegamenti ferroviari interni ma saranno determinanti per un altro progetto su cui l'Autorità portuale di Napoli e Salerno sta lavorando, una stazione nuova con moduli da 750 metri da allacciare direttamente al futuro terminal container di Levante.

Grande progetto porto di Napoli: riassunto
In totale, le opere del grande progetto del porto di Napoli sono 9. 

- due completate 
7. bonifica subacquea ordigni bellici  4,5 milioni 
8. rilevamento relitti  2 milioni 

una in corso d'opera
9. dragaggi  45,6 milioni . Sono iniziati ad ottobre 2017 e l'ultima previsione dell'Adsp vede la chiusura nel 2019.

tre contrattualizzate (già elencate)
1. completamento rete fognaria 22 milioni
2. collegamenti ferroviari e stradali interni 31,6 milioni
3. allestimento cantiere di restauro di archeologia subacquea 6 milioni

una in gara (già elencata)
4. prolungamento diga Duca D'Aosta 20 milioni

due in progettazione (già elencate)
5. messa in sicurezza darsena Marinella 12 milioni È stato redatto il progetto definitivo, prossimo passo il progetto esecutivo.
6. efficientamento energetico 10 milioni. Si deve redigere il progetto definitivo ed esecutivo. L'adsp conta di andare in gara entro l'anno.

Un lungo Grande progetto: la storia
Il 'Grande progetto' del porto di Napoli è un finanziamento per realizzare nuove infrastrutture, ristrutturare le esistenti e riqualificare i fondali ("Grande", nel meccanismo di finanziamento europeo, è qualunque progetto che richiede oltre 50 milioni). Ha una lunga e tortuosa storia alle spalle caratterizzata dalla somma di due fattori: da un lato i tradizionali ritardi della pubblica amministrazione, caratterizzati in questo caso da discontinuità nella governance portuale e da un commissariamento durato 3 anni e nove mesi, da marzo 2013 a dicembre 2016; dall'altro la complessità del grande progetto stesso, composto originariamente da oltre 10 opere per oltre 250 milioni.
La storia inizia a marzo 2011, quando Bruxelles dichiarò «ricevibile» il grande progetto del porto di Napoli e lo inserisce nei Fondi europei di sviluppo regionale (FESR) 2007-2013. A dicembre iniziano i primi problemi quando Willebrordus Sluijters, allora capo unità della Politica Regionale della Commissione europea, inviò a Dario Gargiulo, responsabile del Fesr-Por Campania, e ai dirigenti per la Politica Regionale Unitaria Comunitaria del ministero dello Sviluppo economico - allora Sabina De Luca e Maria Ludovica Agrò -, una missiva che evidenziava diversi punti deboli nel grande progetto: possibili aiuti di Stato, «funding up» poco chiaro, «calendario approssimativo» sulle procedure di gara ed «elementi insufficienti» nella strategia di valorizzazione del sistema logistico campano con Napoli e Salerno al centro (figurava una previsione di traffico container della Regione Campania, allora guidata da Stefano Caldoro, fuori dalla realtà, di diversi milioni di teu). Pertanto l'Ue chiese: «costi stimati», «cronoprogramma», «fonte di finanziamento» per ciascuna opera, complementarità con i progetti ventennali della Darsena di Levante e del terminal container e maggiori dettagli sui collegamenti ferroviari.

La lettera, però, ricevuta dalla Regione Campania, è stata consegnata all'autorità portuale di Napoli soltanto un anno dopo, nel 2012. Ancora oggi non è chiaro il motivo. A luglio 2012 il grande progetto è stato inserito nel nuovo Piano Regolatore Portuale che però a tutt'oggi non è stato ancora approvato dal ministero dei Trasporti (quello attuale è del 1958). Nel 2013, perso il primo ciclo di finanziamento, il Grande progetto è stato diviso in due, adeguandosi alle richieste di Sluijters e presentandosi nella forma attuale: 9 opere, depennando la delocalizzazione della darsena Petroli e l'escavo dei fondali della zona. Il 2013 è stato però  l'anno d'inizio del commissariamento del porto, cosa che ha di fatto sospeso  l'apparato progettuale per oltre tre anni. Nel 2016, con il ripristino della governance in una nuova Autorità di sistema portuale di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia, la macchina è ripartita. A febbraio di quest'anno una delegazione del Parlamento europeo ha visitato il porto di Napoli 'ponendo la fiducia' sulle 9 opere. «I ritardi non accadono solo in Italia. La programmazione non è una cosa facile. Il nuovo principio dell'Ue è che i fondi o li usi o li perdi. Non aspetteremo dieci anni per vederli realizzati», disse allora Wim Van De Camp del Partito Popolare Europeo.